“Che vale la vita se non per essere data?”, scriveva Claudel ad inizio Novecento. Nel nuovo secolo il mondo ha bisogno di ricevere la buona novella, di incontrare persone per cui Cristo è la salvezza.

Cari fratelli e sorelle,

la festa che oggi avvolge di luce la nostra Cattedrale ci ricorda un dono immenso che Dio ha fatto all’umanità: la sua vita, la sua rivelazione, non è destinata soltanto ad un popolo, come pensavano molti ebrei, ma a tutti gli uomini della Terra.

Già nell’Antico Testamento si era fatta strada, attraverso la voce dei profeti, questa verità: se Dio ha parlato ad un popolo è perché esso si apra e doni ciò che ha ricevuto a tutti i popoli del mondo. Lo dice con molta chiarezza il profeta Isaia nella lettura che abbiamo ascoltato: Cammineranno le genti alla tua luce… I tuoi figli vengono da lontano, da tutti i confini della terra… verrà a te la ricchezza di tutti i popoli.

Attraverso l’incarnazione del Figlio di Dio, la sua predicazione, la sua morte e resurrezione, è apparso chiaro, a coloro che nell’umiltà e nella povertà erano disposti ad accogliere il disegno di Dio, che esso prevedeva l’apertura della salvezza a tutti i popoli. Gesù è venuto per rivelare che Dio è Padre di tutti gli uomini. Egli vuole che tutti siano salvi e giungano alla conoscenza della verità (1Tm 2,4).

Come mai allora tanti popoli non lo conoscono? Perché non ne hanno mai sentito parlare? Perché molti che lo hanno conosciuto, ora non lo conoscono più?

Perché non c’è chi lo annunci. Questo è il cuore dell’insegnamento e della vita di san Paolo, come abbiamo sentito anche questa mattina. Occorre che qualcuno riveli agli uomini ciò che è nascosto ai loro occhi e alla loro mente. Occorre che qualcuno apra i loro cuori e attraverso la parola, la testimonianza e l’opera dello Spirito faccia nascere in loro la fede.

Questo non è proselitismo. Nessuno, infatti, vuole costringere altri a credere ciò che a loro non sembra né ragionevole né conveniente. Vogliamo soltanto mostrare, umilmente ma con chiarezza, le ragioni, la bellezza e la convenienza della fede.

Ogni battezzato è chiamato per essere mandato. Su ognuno di noi incombe l’invito di Gesù: “Chi mi conoscerà, se tu non gli parli di me? Se tu non riveli la mia presenza attraverso la tua vita? Se il tuo volto, le tue parole, le tue scelte non sono per gli altri un’occasione di riflessione e di domanda?”.

Come è bello sapere che noi possiamo essere utili al Regno di Dio, alla sua crescita nel mondo! Sapere che Dio vuole servirsi di noi, di noi fragili e peccatori, di noi che tante volte forse abbiamo tremato e dubitato.

Come gli apostoli chiediamo la grazia dello Spirito Santo, che già ci è stata concessa nel sacramento della Confermazione. Chiediamo che ci siano tanti sacerdoti, tanti religiosi, tanti laici, che vivano la testimonianza a Cristo come l’unico scopo della loro vita.

Anche a voi dico: trasmettete la fede e la riscoprirete, dandola la ritroverete, domandatela e Dio la farà crescere nel vostro cuore e nella vostra mente.

 

Omelia per la solennità dell’Epifania, Reggio Emilia 6 gennaio 2015

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