Camisasca a Frosinone: la famiglia e il Destino che si compie
Grande successo a Frosinone – e soprattutto tante ‘motivazioni’ offerte alla platea – per l’incontro con don Massimo Camisasca (al centro nella foto) che ha presentato il suo libro “Amare ancora”.
I trecento posti a sedere tutti occupati e tante altre persone in piedi: così si presentava sabato scorso il salone di rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone, per la presentazione del libro Amare ancora. Genitori e figli nel mondo di oggi e di domani , Edizioni Messaggero di Padova, di don Massimo Camisasca, alla presenza del sacerdote, fondatore e superiore generale della fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo e autore di altri libri di successo, come i tre volumi su Comunione e Liberazione, Don Giussani. La sua esperienza dell’uomo e di Dio, Padre. Ci saranno ancora sacerdoti nel futuro della Chiesa?, mentre proprio in questi giorni è in uscita da Rizzoli Dentro le cose, verso il Mistero. L’incontro frusinate è stato introdotto da don Mario Follega, parroco di Sant’Antonio a Frosinone e membro della comunità ciociara della Fraternità, assieme a don Aldo, don Agapitus e don Fiorenzo. Particolare la formula scelta per la presentazione del libro, con una serie di domande poste a don Camisasca da Paolo Cremonesi, giornalista Rai, padre di cinque figli e membro dell’associazione famiglie numerose, che ha dunque avuto le sue buone ragioni per sottolineare come la politica non abbia mai fatto nulla di concreto per la famiglia, una dimenticanza che spesso diventa “scontatezza”. Il che è peggio.
Don Massimo ha esordito ricordando come questo libro è nato dalle molte mail ricevute dopo aver scritto Padre, dedicato ai preti ma che ha colpito tanti laici che lo hanno sollecitato per l’appunto ad ‘allargare il tiro’ e ad occuparsi anche della famiglia. Amare ancora è il titolo di una bella canzone di Claudio Chieffo e l’autore in questo caso l0 ha fatto suo “perché è un grido di speranza: ogni amore che nasce, come l’amicizia, ha dentro un bisogno di eternità. Certo, oggi c’è la crisi e non ci nascondiamo le difficoltà presenti, ma nel libro ho voluto descrivere i movimenti in avanti dell’uomo. E’ necessario ripartire dai brandelli di umanità rimasta”.
Sollecitato dalle domande del pubblico, don Camisasca ha poi toccato altri aspetti, ad iniziare da quello della denatalità imperante nella società: “Succede perché si ha paura del futuro, manca la speranza. Ma ogni nascita segna un inizio nuovo, dice che è possibile ripartire e può far rinascere anche noi”. E non ha certo sottaciuto la scarsa attenzione politica nei confronti dell’istituzione-famiglia: “Uno Stato che non pensa alla famiglia fa male a sé stesso. È lo Stato che muore, prima ancora che muoia la famiglia. Da qualche parte bisogna pur ricominciare: la scuola, l’educazione dei figli, l’educazione di persone chiamate alle responsabilità civili”. Con un omaggio alla terra ciociara che lo ha ospitato già altre volte, e che ha sottolineato di amare anche per la schiettezza dei rapporti umani, don Massimo ha dedicato anche un passaggio a San Benedetto: “Ha fatto risorgere il mondo a poco a poco, proprio quando il mondo stava per crollare. Ecco, anche noi possiamo ripartire dalle nostre piccole comunità, come tante luci che permettono di attraversare il buio. Ma da soli questa luce non possiamo darcela”. Assai particolare e toccante per l’uditorio è stato il passaggio dedicato alla fedeltà coniugale: “La fedeltà all’interno della famiglia è minacciata anche dal fatto che molti idealizzano l’altro e poi magari non se lo ritrovano come l’avevano immaginato. Conoscere una persona è molto lungo, ma anche bello. Bisogna arrivare a dire ‘ti amo’ non perché sei perfetto ma perché sei tu, di carne e di sangue. Un altro ostacolo è il pansessualismo: l’altro è visto solo come oggetto del desiderio, per soddisfare il piacere. Nella vita a due, tra uomo e donna, la sessualità è importante, ma molti poi si ritrovano a dire ‘non trovo più piacere, non mi soddisfi più’. La fedeltà, poi, è anche imparare a perdonare e a perdonarsi. A ricominciare, contando sull’amore di Dio”. Centrale, nel discorso sulla famiglia, è anche la figura del padre e il rapporto padre-figli “ma i padri hanno molto pudore nel parlare con i figli e questi ultimi interpretano l’atteggiamento come una sfiducia, un disinteresse nei loro confronti”.
Certo, padri o madri, resta la difficoltà di essere genitori in questi giorni così difficili “ma è un’avventura che vale la pena vivere. Non serve a niente fare bilanci, ma occorre un dialogo continuo, rischiando anche dei giudizi, ma pieni di misericordia e, se possibile, anche di umorismo!”.
E un ruolo primario lo riveste la preghiera “che è la cosa più ragionevole – ha sottolineato don Massimo – all’interno di una famiglia, magari spegnendo un po’ la tv e riprendendo il gusto della conversazione”. E la possibilità di amare ancora passa anche attraverso l’amicizia “che è qualcosa di fondamentale e il cui grande nemico è il pettegolezzo. Cerchiamo invece delle luci, delle persone che ci prendono per mano. L’amicizia è un dono, che non può essere organizzato o preteso”, ricordando una bella frase di Cicerone, altro grande della terra ciociara: “Se togliamo l’amicizia, cosa rimane?”.
La chiosa di don Camisasca ha lasciato centinaia di persone ammutolite, ma per quel ‘gusto’ della riflessione che forse è andato un po’ smarrito: “Destino è una parola complessa, ma anche equivoca. Destino non è il fato. Il destino è il nome laico di Dio, è il Tu che mi attende, che governa la vita, un disegno che non avviene senza la mia collaborazione. L’uomo è realmente protagonista dell’esistenza”. Anche e soprattutto (e ci permettiamo di provare a trarre noi questa conclusione dall’incontro) quando è protagonista di una famiglia, quando in fondo al buio di un’intera esistenza o anche di una giornata storta, di un lavoro che non c’è più o di uno stipendio che non basta, trova la luce di una moglie, di un padre anziano, di un amico. Di un Destino.
(grazie a Marco Biondi per la foto)
pubblicato su dimmidipiu.com







