In libreria per il mese mariano: “Con gli occhi della sposa”
Ci sono tanti modi per parlare della preghiera del Santo Rosario. Don Gianluca Attanasio, prete della Fraternità San Carlo in missione a Napoli, ne sceglie uno del tutto originale: quello del romanzo storico. I misteri del Rosario sono raccontati attraverso la vita di Maria, nella sua quotidianità di madre e sposa. Pagine brillanti e affascinanti accompagnano il lettore alla scoperta del Vangelo, delle figure di Gesù e della Madonna. Sottolineando la continua e stretta attualità che hanno anche oggi con la vita di milioni di uomini.
Il rosario è una preghiera potente, una preghiera di domanda e di contemplazione: è una grande compagnia. Lo si può recitare in macchina, in treno e in aereo, in ginocchio, in poltrona e camminando per strada, di giorno e di notte. Attraverso la preghiera mariana, lo Spirito Santo opera in noi e ci fa ricordare proprio quell’aspetto del mistero di cui abbiamo bisogno in quel momento. Un libro per riaccendere la speranza della vita magnifica che il Signore desidera donarci e per scoprire le tracce di eternità nel nostro vivere quotidiano.
«Queste che leggerete non sono pagine che si esauriscono con la lettura. Sono piuttosto un invito a rifare il percorso che va dalle parole del vangelo, alla persona di Gesù, attraverso i misteri del rosario e le Ave Maria ripetute». (dalla prefazione di mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia – Guastalla).
Gianluca Attanasio
Con gli occhi della sposa
I misteri del Rosario
prefazione di Massimo Camisasca
Edizioni Messaggero Padova 2013
216 pagine – euro 14,00
Dal sì di ciascuno di noi
Cari amici,
non potevo mancare. Innanzitutto perché nasce una casa.
Come sa chi ha fatto famiglia, chi abita una casa meravigliosa come questa (siamo ospiti di “monsieur Vincent”, il signor Vincenzo, come dicevano i francesi), come sa chi vive in una casa di suore o di Memores Domini, come sa chi vive un intenso rapporto di amicizia, che cosa fonda una casa? Perché nasce una casa? Una casa nasce perché Dio ha deciso di abitare con l’uomo. Ed Egli non abita mai nella singolarità di una persona soltanto, ma abita attraverso una comunione vissuta. Fatta certamente dalla libertà di ciascuno, costruita certamente sulla fede di ogni singola individualità che abita quella casa. Ma la presenza di Dio tra gli uomini consta proprio nella realtà di una comunione vissuta. Vissuta dentro delle mura. Una casa è fatta di mura, è fatta di orari, è fatta di andar a far la spesa, è fatta di tornare stanchi dal lavoro, dalle occupazioni. È fatta dalla esaltante gioia dell’essere insieme e dalla difficoltà dell’essere insieme. È fatta dall’amicizia e dalle scenate. È fatta di tutta questa carne. Una casa di Dio tra gli uomini.
Eppure essa, proprio attraverso tutta questa carnalità, è il segno di Dio, perché Egli si è fatto carne. È venuto qui, come uno di noi. Ed ora, si rende presente tra gli uomini attraverso di noi. Sì, anche attraverso le nostra debolezze, come attraverso i nostri doni. Ma soprattutto, inequivocabilmente, attraverso la nostra comunione. Che nasce dal sì che dice ciascuno di noi.
Una casa non vive negli spazi siderali. Vive in una terra concreta, tra uomini e donne. Questa casa nasce qui, in questa città e in questo quartiere. In questo luogo, come dono di Dio fatto a questa terra. Fatto a questa gente. E come gruppo di persone che vuole essere arricchita da questa terra e da questa gente. Arricchita, insegnata. Quale grazia porta con sé Napoli, quale grande ricchezza di santità e di vita è la Chiesa Napoli!
Così la nascita di una casa è sempre il luogo di uno scambio, di una comunione che sia dialogo e unità tra i credenti. Così la vita di Dio sulla terra si rinnova e ringiovanisce.
C’è un’altra ragione per cui non potevo mancare. Ed è proprio quello che ha detto don Gianluca all’inizio di questa celebrazione. Il legame strettissimo che ho con la sua persona. Oggi, dopo aver vissuto vent’anni insieme, lui viene a Napoli e io vado a Reggio Emilia. Ma come ho detto a tutta la Fraternità e come mi è stato detto da un seminarista, l’obbedienza è la strada principale della fecondità e la lontananza è una forma privilegiata della vicinanza.
Questa dunque è la seconda ragione che mi porta qui:il desiderio di testimoniare il mio affetto e la mia gratitudine verso don Gianluca.
In terzo luogo sono qui perché voi possiate incontrare questa comunità che si chiama Fraternità San Carlo. La conoscerete meglio, nel tempo, proprio attraverso questa casa. Nata dal carisma di don Giussani, nata dall’interno del Movimento di CL, è una comunità di preti che non vogliono vivere per sé stessi, non vogliono chiudersi in casa, lontani dalla loro comunità. Vogliono vivere nel popolo cristiano. Perciò, se essi sono qui, sono qui per voi. Cercate di aiutarli, sostenerli e anche di utilizzarli. Sono dunque qui per offrirvi questa comunità.
Ma c’è una quarta, profonda ragione, che mi porta qui. Ed è la mia amicizia con Tonino. E con i suoi. Quando tre anni fa ci siamo ritrovati, dopo anni in cui eravamo stati insieme nel Consiglio Nazionale di CL, dove ci eravamo conosciuti ed eravamo stati insieme a don Giussani, dopo tanti anni in cui le occasioni della vita ci hanno tenuti lontano, abbiamo sentito subito che quello che vivevamo era molto simile, proprio nella sua storia e declinazione. Nell’esaltante comunione della Chiesa e del Movimento. Una particolare vicinanza di sensibilità. Ed è per questo che, quando don Gianluca mi ha dato la sua disponibilità per la missione (lui che era stato per tanti anni con me al centro della Fraternità) ho pensato a Napoli, ho pensato a questa casa, ho pensato a questa comunità.
Non so quali frutti verranno. Io sono certo soltanto che metto nelle mani di Dio e di sua Madre questa cosa nuova che nasce. Ci stiamo avvicinando a grandi tappe all’Avvento. Dunque affidiamola a Maria. I bambini crescono nella confidenza con la madre. Questo bambino che oggi nasce (permettetemi questa immagine) io lo metto nelle braccia di Maria, perché Lei lo faccia crescere e lo faccia diventare strada a Dio per tanti uomini.
Il nostro Paese è assediato da tanti bisogni. Anche qui i bisogni sono tanti, tantissimi. È evidente. Drammatici. Ma i bisogni più grandi che abbiamo sono quelli proprio per cui Dio si è fatto uomo. E sono il perdono. La carità reciproca. Sono la fratellanza e la capacità di amare. Sono l’abbandono a Dio e la solidarietà che nasce dalla comunione vissuta. Sono la speranza. Di questo ha bisogno il popolo di Dio. Di questo abbiamo bisogno noi, qui. Questo è ciò per cui la Chiesa ha messo la sua tenda in mezzo agli uomini.
Affido quindi non solo alla vostra preghiera ma anche alla vostra amicizia e al vostro aiuto questa piccola comunità che nasce e che ha un unico scopo: di stringere con voi un legame di fraternità e di servire Cristo in questa missione. Grazie.
Omelia alla Santa Messa per l’inaugurazione della Casa della Fraternità San Carlo a Napoli – 19 ottobre 2012
foto di Diego Loffredo







