Fraternità San Carlo

Subscribe to Fraternità San CarloIscriviti al RSS


  • Contatti
  • e-Newsletter
  • Press Room
  • Home
  • Offerte e sostegni
    • 2000 amici x 50 preti
    • Sostieni un seminarista
    • 5×1000
    • Offerte
    • Riferimenti bancari
  • Fraternità e Missione
    • 2013 archivio
    • 2012 archivio
    • 2011 archivio
    • 2010 archivio
    • 2009 archivio
    • 2008 archivio
    • 2007 archivio
    • Abbonamento
    • Regala un abbonamento
    • Abbonamento omaggio
  • Libri
    • Consigli di lettura
  • Archivio
  • Chi siamo
    • La nostra storia
    • Dove siamo
    • Case nel mondo
  • Archivio

    • maggio 2013
    • aprile 2013
    • marzo 2013
    • febbraio 2013
    • gennaio 2013
    • dicembre 2012
    • novembre 2012
    • ottobre 2012
    • settembre 2012
    • agosto 2012
    • luglio 2012
    • giugno 2012
    • maggio 2012
    • aprile 2012
    • marzo 2012
    • febbraio 2012
    • gennaio 2012
    • dicembre 2011
    • novembre 2011
    • ottobre 2011
    • settembre 2011
    • agosto 2011
    • luglio 2011
    • giugno 2011
    • maggio 2011
    • aprile 2011
    • marzo 2011
    • febbraio 2011
    • gennaio 2011
    • dicembre 2010
    • novembre 2010
    • ottobre 2010
    • settembre 2010
    • agosto 2010
    • luglio 2010
    • giugno 2010
    • maggio 2010
    • aprile 2010
    • marzo 2010
    • febbraio 2010
    • gennaio 2010
    • dicembre 2009
    • novembre 2009
    • ottobre 2009
    • settembre 2009
    • agosto 2009
    • luglio 2009
    • giugno 2009
    • maggio 2009
    • aprile 2009
    • marzo 2009

Primavera a Praga

La Repubblica Ceca è un luogo di contraddizioni. Per essa è appropriata la frase di san Paolo «Dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia» (Rm 5, 20). È un Paese nel quale, più che altrove, ci si è dimenticati di Dio (qui, prima che in ogni altro Stato europeo, c’è stata la legalizzazione dell’aborto e del divorzio). Eppure, due anni fa, papa Benedetto XVI è venuto qui, «nel cuore dell’Europa a parlare all’Europa». E uno degli aspetti che più mi impressiona è la voglia di costruire che anima moltissimi giovani.
Ai nostri inizi a Praga, un responsabile della pastorale diocesana ci chiese: «Che piano di azione avete per i prossimi cinque anni di missione?». Quella domanda mi fece sorridere e mi ricordò i famosi piani economici quinquennali attraverso cui i sovietici programmavano lo sviluppo del paese. «Non siamo ancora usciti – pensai – da una certa mentalità secondo cui tutto debba essere previsto e pianificato, controllato». Invece, don Andrea ed io, e ora anche don Marco, abbiamo sempre basato la nostra missione sul fatto che la comunione tra noi fosse un segno della presenza di Cristo.
Spesso i ragazzi della comunità ci raccontano di essere impressionati dall’amicizia tra noi sacerdoti e dal fatto che in essa compiamo la nostra vita. Di recente, una ragazza durante un incontro ha affermato: «I tre nostri sacerdoti sono molto diversi tra loro, però io mi sento voluta bene da ciascuno in un modo particolare e in questo vedo un segno della carità di Cristo per me».
Durante un colloquio un’altra ragazza della comunità mi ha confidato che quest’estate doveva passare molto tempo a casa in una situazione difficile poiché la mamma con lei è a volte indifferente e a volte molto possessiva, anche violenta. Stando con noi, però, ha capito che durante l’estate il suo posto era lì a casa in quella situazione, Dio la voleva lì e lei con questa consapevolezza e sorretta dalla certezza della nostra amicizia ha trascorso il tempo coi suoi in modo lieto, anche se tutti noi eravamo lontani.
I ragazzi che incontriamo provengono da storie familiari e contesti sociali molto diversi da quelli da cui proveniamo noi tre, ma sono animati dallo stesso desiderio:  trovare qualcuno che li abbracci e che in questo abbraccio faccia scoprire loro chi sono veramente.
In questi anni abbiamo avuto diversi incarichi e spesso abbiamo cambiato ambito di missione passando dall’essere cappellani universitari a vice-parroci in luoghi anche distanti tra loro. Abbiamo offerto il nostro aiuto a sacerdoti diocesani o a ordini di suore che ce lo chiedevano, cercando sempre di essere utili alla nostra diocesi.
Dal 1° marzo abbiamo ricevuto dalla diocesi la responsabilità di una parrocchia e di una chiesa conventuale, in centro città, a ridosso di una zona universitaria e vicine ad alcuni ospedali. Così Andrea Barbero è oggi parroco di Sant’Apollinare, io viceparroco, e Marco Basile responsabile della rettoria della Vergine Maria Addolorata. L’attesa per un luogo stabile è stata lunga, ma ci ha insegnato che la nostra risposta alla vocazione non consiste nel ruolo che ricopriamo, ma nell’offrire  le nostre vite lì dove siamo chiamati e in qualunque condizione.
Questa mattina camminavo vicino alla nostra vecchia casa a Vysehrad, guardavo da lontano la nuova parrocchia di S. Apollinare e la nuova casa. Sono poste su un promontorio che si affaccia sul territorio circostante e le forme gotiche della chiesa sono ben distinguibili anche a distanza. Mi sono venute in mente le parole di Gesù: «Voi siete la luce del mondo, non può restare nascosta una città collocata sopra un monte» (Mt 5, 14).

2 maggio 2012 | Categorie Articoli Recenti, Primo piano | Commenti disabilitati 

Un buon inizio…

Marco Basile, Paolo Di Gennaro e Lorenzo Di Pietro festeggiano il primo anno di sacerdozio. È l’occasione per farci raccontare come è andata. Cartoline da Praga, Colonia, Lisbona

La vocazione di Pavel
Marco Basile, missionario a Praga, parte dalla commovente storia di Pavel. «L’ho conosciuto all’Università Lateranense, era seminarista come me. Abbiamo condiviso due anni di studio e siamo diventati amici. È venuto anche a pranzo da noi. Siamo stati ordinati sacerdoti nello stesso giorno».
Alcuni mesi fa, in ottobre, Pavel è morto in un incidente stradale. Aveva appena 27 anni. «Due settimane dopo è venuta a trovarci sua zia, che era diventata la mia insegnante di ceco, e ci ha detto che Pavel parlava spesso di me. Era rimasto colpito dalla nostra vita comune, e desiderava vivere la stessa esperienza con gli altri preti della sua parrocchia: tanto che alla fine del funerale il suo parroco, in lacrime, ha ricordato l’attenzione di Pavel per la vita in casa. Altri preti hanno iniziato a chiamare il parroco e ad offrirgli aiuto, e la zia ci diceva che secondo lei il compito di Pavel adesso era proprio quello di contribuire all’unità del clero della sua diocesi. La nostra vocazione si compie solo nell’incontro con Cristo, e il nostro vivere insieme è una grande testimonianza di essa».
L’altra esperienza fondamentale di questi primi tempi in Repubblica Ceca riguarda le confessioni, dalle suore di Madre Teresa: «Nella confessione è evidente la grazia che ci è stata data con l’ordinazione. Confessare in un’altra lingua non è semplice. Mi accorgo che devo guardare all’essenziale: ascoltare, pensare, dare il perdono di Dio. Nasce una gratitudine, perché il mistero del male è spesso meschino e insignificante di fronte al mistero del bene. Il perdono ha un peso maggiore del proprio male. E se Dio stesso ti ha perdonato, allora anche tu puoi perdonare te stesso».

La palla di neve
«Sono passati pochi mesi dall’ordinazione, ma mi sembra che siano passati anni», esordisce Lorenzo Di Pietro, missionario a Colonia. «Mi occupo dei giovani, cioè della fascia d’età tra i 7 e i 25 anni. Piccoli, grandicelli, chierichetti… tutto molto ben organizzato, alla tedesca. Un cattolicesimo molto associativo, e questo è anche il suo rischio». In che senso? «Appuntamenti, riunioni, ruoli: ma qual è la differenza tra noi e gli altri? Cosa ci distingue da un club o da un’associazione? Con alcuni dei ragazzi più grandi è nata una bella amicizia, e io li ho provocati esattamente su questo punto. Perché – ad esempio – andiamo in vacanza insieme? A cosa vogliamo educarci? Così abbiamo iniziato a leggere Il senso religioso. Poiché la strada maestra è la vita comunitaria, voglio aiutarli a capire che cosa è la Chiesa, la dimensione ecclesiale. E lo faccio partendo da me, da come vivo con gli altri preti della mia casa: siamo una squadra, e i parrocchiani ci vedono come una via di mezzo tra una famiglia, un convento e un gruppo di amici».
Un altro momento importante è stato la lettura pubblica della lettera pastorale del vescovo su matrimonio e sessualità, «due temi che in Germania suscitano molti problemi». Ma anche il rapporto con alcune famiglie italiane di Cl, in Germania per motivi di lavoro o di ricerca scientifica. «Li ho provocati sulla dimensione missionaria della loro vocazione, e loro si sono iscritti a un corso di tedesco».
Colonia è una città molto cattolica, molto orgogliosa della sua tradizione. «C’è un cartello nella sala parrocchiale che dice “per fortuna cattolici”. Il punto è andare alle radici di questo. E, come dico ai ragazzi, noi siamo come una palla di neve, che inizia piccola a monte, ma finisce grande a valle».

Il mistero della paternità
Paolo di Gennaro è ad Alverca in Portogallo. Insegna religione nella scuola del movimento a Lisbona e segue diversi gruppi in parrocchia. «Luis Miguel, il parroco, mi ha affidato la messa più importante della domenica, quella delle 11, in cui ci sono i bambini. Nella nostra chiesa, dedicata ai pastorelli di Fatima, ci sono nei primi banchi circa centocinquanta bambini… con tutti i genitori dietro. La chiesa è strapiena, c’è gente ovunque. Così all’inizio arrivavo con l’angoscia. Poi ho imparato pian piano a parlare con i bambini, usando immagini e storie per comunicare un mistero. Ad esempio, per spiegare la fede ho detto loro che essa è come una candela accesa sull’altare: se soffi, si spegne! E tutti lì a provare a soffiare… Per loro io sono il prete, e hanno una grande relazione con me, anche se di fatto io non li conosco tutti, di alcuni non so nemmeno come si chiamano. Alla fine della messa vengono, mi salutano, chiedono di essere presi in braccio. Mi vedono come un padre, mi chiamano anche “padre”, di fatto».
Anche con i ragazzi di Gs (15-18 anni) la parola chiave è “paternità”. «Grazie al sacramento che ho ricevuto, io sono padre di tutti. Mi sono affidati tutti, quelli che seguono e quelli che ti girano le spalle, quelli che ti sono simpatici e quelli che ti usano. E oltre ai ragazzi ci sono gli adulti, le persone anziane. Sto scoprendo che essere padre è essere padre di tutti, anche di quelli che non ho scelto».

6 luglio 2011 | Categorie Articoli Recenti, Primo piano | Commenti disabilitati 

Preghiera: dialogo con l’Altro

3_E0661_ElioCiol@A Praga, d’inverno, ogni mattina trovo sul vetro della finestra due centimetri di ghiaccio. Devo toglierlo per poter vedere fuori. La preghiera ha lo stesso compito: permette di vedere fuori di sé, e quindi di conoscere. Se non vedi, non conosci.
Il cuore dell’uomo è come il motore di un’automobile, che spinge. Ma a volte l’uomo non sa dove andare: la preghiera è come i tergicristalli della macchina, che allontanano la pioggia e permettono finalmente di vedere.
La mia esperienza della preghiera affonda le sue radici molto lontano nel tempo. Non posso dire di essere stato in passato una persona particolarmente devota, ma ho sempre avuto la percezione che la preghiera fosse un’esperienza capace di farmi uscire da me stesso. Proprio per questo, non trovo definizione della preghiera migliore di questa: l’esperienza della gioia, quindi del rendimento di grazie, che è più forte anche del conforto o della richiesta di intercessione. Tutto ciò nulla toglie al fatto che la preghiera abbia in sé un valore di sostegno nel momento del dolore e della difficoltà. Ho sperimentato questo nella perdita di mio padre lo scorso anno. Durante l’ultimo mese della sua vita, ho celebrato la messa ogni giorno di fronte a lui, nella sua camera di ospedale. Il sacramento—che è il vertice della preghiera—è stato ciò che ha sostenuto quegli attimi di dolore sconfinato. Ma è la parola “gratitudine” che identifica sinteticamente l’evento della conoscenza di Dio. La gratitudine nasce dal fatto che la preghiera, permettendo di vedere, permettendo un dialogo, permette di avere un “Tu” a cui dire: «io sono contento». Quando scopri che quel “Tu” è Colui che ti fa, la gioia diventa irrefrenabile. Infatti, puoi scoprire così anche l’altro uomo. C’è un aspetto del dialogo semplice fra uomini che è già una forma di preghiera. Ma quando poi scopri il vero dialogo con l’Altro, provi qualcosa che la parola gioia non è sufficiente descrivere. è quasi un’esperienza di euforia.

Nell’immagine, don Luigi Giussani con alcuni ragazzi di Gs durante un ritiro a Varigotti nei primi anni sessanta. Foto di Elio Ciol – tutti i diritti riservati

23 settembre 2009 | Categorie Articoli Recenti, Primo piano | Commenti disabilitati 

Sotto il cielo di Praga: una comunione contagiosa che riempie di senso

PasseggiataCaro don Massimo,
quanti miracoli in questo tempo di Natale sotto il cielo della glaciale Praga!
La comunione vissuta con Andrea e con tutti voi è il miracolo più grande, ed è ormai diventata contagiosa: come una calamita attira le persone che incontriamo e vince sull’individualismo.
La sera di capodanno ho accettato l’invito dei ragazzi di Praga e Brno, e ho voluto provare insieme a loro a vivere questa serata nella memoria di ciò che è veramente la nostra amicizia, e non come un divertimento senza senso e fine a se stesso. Ancora una volta ho dovuto seguire e imparare dai ragazzi.
Il pomeriggio del 31 dicembre tutti – anche chi non frequenta regolarmente la chiesa – hanno aderito al mio invito alla Messa e all’adorazione eucaristica nella nostra nuova parrocchia dei SS. Pietro e Paolo di Vysehrad. Per accettare di stare mezz’ora in silenzio davanti all’Eucaristia è stato per tutti sufficiente fidarsi e far proprie le ragioni di un altro di cui non dubitavano.
A mezzanotte siamo andati sui bastioni della fortezza di Vysehrad per guardare i fuochi d’artificio e per brindare al nuovo anno. Sotto il cielo stellato vedevamo Praga trasformata dalla birra e dal vino, e una folla ubriaca che lasciava da parte per qualche ora la vita di tutti i giorni col pretesto di festeggiare.
Alzando il bicchiere di spumante ho chiesto ai ragazzi: “Cosa abbiamo noi da festeggiare? Per quale motivo siamo qui ora? Molti di coloro che sono con noi ora non sanno perché festeggiano, ma noi lo sappiamo!”.
Dopo pochi minuti eravamo davanti alla chiesa dei SS. Pietro e Paolo, e i ragazzi mi chiedevano di cantare insieme il Non nobis. Le persone si fermavano ad ascoltarci, colpite dalla bellezza, anche se forse non sapevano perché cantavamo. Noi invece lo sapevamo. Era un preghiera, per ringraziare del dono più grande che abbiamo ricevuto quest’anno: la bellezza e l’amore che si incontrano in Cristo Gesù.
Mentre tutti volevano dimenticare la monotonia della vita quotidiana, noi abbiamo continuato a cantare insieme La strada, Povera voce e alcuni canti cechi, per far memoria di Colui che la nostra vita quotidiana l’ha trasfigurata.
Caro don Massimo, rivivendo queste esperienze penso a quanto ci hai domandato in questo tempo di Natale: chi è Dio? e chi è l’uomo? e a quanto ci hai detto, che Dio è comunione che per comunicarsi ha scelto la strada della sua nascita in una culla a Betlemme, e l’uomo è il viator chiamato a percorrere questa strada.
Dio è questo bambino nella culla che in ogni istante rinasce per me, per accompagnarmi, amandomi, sulla strada della vita. L’uomo sono questi ragazzi uguali a tutti gli altri, con le stesse paure e gli stessi problemi, che cercano come tutti, ma che hanno capito una cosa: che sono amati.
Chiedo al Signore di poter avere sempre la fede e la forza e la gioia per continuare a comunicare questo stesso amore che ricevo anch’io.

Tanti auguri di un anno pieno di Grazie.
Tuo don Stefano Pasquero

16 luglio 2009 | Categorie Primo piano | Commenti disabilitati 

  • Categorie

    alverca asuncion bologna boston budapest camisasca camisascca carron casa di formazione Cazzullo ciol cologne colonia danielou denver famiglia fuenlabrada giussani jerusalem lettere meeting mexico city missionarie montreal moscow nagle nairobi napoli novosibirsk pezzi prague quaresima Reggio Emilia roma roma boccea roma magliana roma navicella san paolo santiago del cile sottopietra taipei trento vacanza vienna washington

    WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.

  • Articoli recenti

    • Santiago del Cile: ammissioni agli ordini
    • La preghiera di Gesù
    • 6871
    • Missionarie di san Carlo: voti definitivi per suor Ester e suor Mariagrazia
    • In libreria per il mese mariano: “Con gli occhi della sposa”

Copyright © 2013 Fraternità San Carlo · melaò design · seed · Collegati