Il “giro del papa”
Il viaggio del Santo Padre a Vienna è stato un raggio di sole nel cielo plumbeo della nostra città. Sia la messa nel duomo di Santo Stefano che il pellegrinaggio a Mariazell hanno dato visibilità a una fede che qui in Austria è tanto profonda quanto nascosta. Molta gente ha partecipato ai gesti di questi due giorni. Il giorno in cui il Papa è arrivato, venerdì, per qualche minuto il centro della città si è fermato e la gente ai margini della strada ha potuto vedere questo piccolo uomo bianco attraversare le vie storiche di Vienna. Non ci sono state grida di entusiasmo o cori da stadio, ma solo un silenzio surreale che ha avvolto la città. Ma non si trattava di un silenzio triste o di indifferenza bensì pieno di aspettativa e sana curiosità. Addirittura la settimana prima della visita del papa, la professoressa del mio corso di tedesco, pur non essendo cattolica, continuava a chiedere cosa avremmo fatto nel weekend, se saremmo andati o meno a Mariazell. Oggi a lezione le ho portato una boccetta di acqua benedetta dal santuario e mi è sembrata contenta per questo piccolo gesto. Insomma, l’attesa era grande da parte di tutti. Il pellegrinaggio a Mariazell l’abbiamo fatto con la gente della nostra parrocchia e del collegio universitario di Pepe: in tutto eravamo due pullman. Poi con gli universitari abbiamo organizzato per domenica una biciclettata dalla piazza del duomo al monastero di Heiligenkreuz, che il Papa avrebbe visitato nel pomeriggio. Abbiamo chiamato la pedalata “giro del Papa”: siamo partiti alla fine dell’Angelus, abbiamo percorso una trentina di chilometri e siamo arrivati sul posto verso le quattro di pomeriggio, giusto in tempo per l’arrivo del Santo Padre.
In questi giorni abbiamo pensato di riprendere con le persone che abbiamo incontrato le parole che il Papa ci ha detto, per far sì che tutto non rimanga solo una bella emozione, ma porti frutti nella nostra vita.







