Egli viene per chiamarvi
Scritto da Massimo Camisasca il 20 novembre 2009 ·
La liturgia di questa sera ci fa entrare in un momento particolare della vita di Gesù. Sta scendendo da Betania verso Gerusalemme. La vista è splendida da quel punto. Anche agli occhi di Gesù la Gerusalemme di allora doveva sembrare impressionante nella sua bellezza. E Gesù si commuove, e si mette a piangere. In fondo, lui era venuto per lei. Nessun altro punto della terra era importante per Gesù come Gerusalemme, neanche Betlemme e Nazareth, neanche Betania e Cafarnao. Perché Gerusalemme era la città di Davide, e sul suo monte era stato costruito il tempio che Gesù stesso ha chiamato “la casa di mio padre” (Gv 2, 16), dichiarando in questo modo di essere figlio di Dio e di riconoscere nel tempio il segno di ciò che sarebbe stato nei secoli il Suo corpo.
Egli era venuto per Gerusalemme, e Gerusalemme non lo aveva accolto. Anche a questo allude san Giovanni nel suo prologo, quando dice “venne tra i suoi, e i suoi non lo accolsero”. Tutta la vita di Gesù è stato un andare verso Gerusalemme. La vita di Gesù è stato il giorno, l’occasione per Gerusalemme, ma lei si era chiusa su se stessa, sicura della propria effimera santità, che come carta cadrà lasciando sulla terra un mare di macerie e di morti.
Il mistero di Gerusalemme illumina il mistero della nostra vita. Anche a noi viene Gesù. Anche a noi chiede il nostro sì. Egli viene in tanti momenti della vita, si può dire che egli venga in ogni istante della vita. Ma ci sono alcuni momenti che acquisiscono un significato particolare. Essi sono, per usare l’espressione di Gesù, “il suo giorno”. E attraverso il nostro sì diventano il nostro giorno.
Questo che voi vivete, cari fratelli che ricevete l’accolitato e il lettorato, è uno di questi giorni. Dentro il semplice rito e la semplice attribuzione a voi di un compito di pure lontana preparazione al sacerdozio, avviene qualcosa di molto più importante. Venite chiamati da Dio a riconoscere la sua continua venuta nella vostra vita. Egli viene per chiamarvi, per sollecitarvi a seguirlo, per aprirsi alla sua manifestazione. In questo modo la vostra vita si apre a sempre nuove dimensioni, verso sempre nuove scoperte e, infine, fiorisce in quella sua statura definitiva che il padre ha pensato per ciascuno di voi e che sarà il vostro volto eterno nel regno di Dio.
In Gesù Dio viene definitivamente. Tutte le sue venute non sono altro che manifestazioni successive di un’unica venuta. Lo contempleremo meglio nel prossimo Avvento e nel Natale. C’è un solo Natale, così c’è un solo Avvento, e una sola manifestazione di Gesù. Ma, per il nostro cuore debole, per la nostra mente traballante, per la nostra libertà così incerta, egli viene continuamente. Egli necessita di essere continuamente accolto e scoperto. Così, questa sera, viene ancora per voi, e verrà nei prossimi giorni, mesi ed anni.
In Gesù il Padre si manifesta non solo definitivamente, ma anche completamente. Gesù è la realizzazione piena di ogni promessa. Nel suo “sì” alto, sicuro, luminoso, ha reso possibile il nostro “sì”, che, da prima timido e quasi faticoso, diventa poi sempre più lieto, convinto, e quasi naturale.
Anche noi dunque questa sera vogliamo dire “sì” insieme a voi. Sì, voglio seguirti. Sì, io prendo tutto me stesso, e ti seguo. E’ importante, questo “tutto me stesso”. Gesù ha detto “prenda la sua croce e mi segua”, chi vuole seguirmi. Leggo in questo invito di Gesù la sollecitazione a seguirlo con tutto me stesso, con tutta la mia mente, con tutto il mio cuore, anche con tutta la mia debolezza, fatica, e perfino con i miei peccati. Lo ha detto Giovanni Paolo II nella Redemptor Hominis: “L’uomo che vuole comprendere se stesso fino in fondo deve, con la sua inquietudine e incertezza, e anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo. Egli deve entrare in Lui con tutto se stesso, deve appropriarsi ed assimilare tutta la realtà della incarnazione e della redenzione per ritrovare se stesso.” (RH 5)
Gesù amava Gerusalemme. Egli ama colui e coloro a cui è mandato dal Padre. L’intensità del suo pianto rivela l’intensità del suo amore. Egli ama in modo particolare ciascuno di voi, che questa sera visita con una grazia speciale, offrendo tutto se stesso e chiedendo a sua volta a voi di donare generosamente tutta la vostra vita per poter essere felici ministri della sua grazia.
Omelia in casa di formazione per il conferimento del lettorato e dell’accolitato ad alcuni seminaristi
19 novembre 2009





















