Ancora un inizio
Scritto da Gianluca Attanasio il 3 febbraio 2010 ·
Abbiamo incontrato Romano Christen, da pochi mesi in missione a Colonia, in Germania, insieme a Gianluca Carlin, Georg del Valle e Lorenzo Di Pietro.
Don Romano, avete da poco aperto una casa della Fraternità a Colonia, in Germania. Qual è la tua prima impressione di questa città?
Siamo a Colonia dall’agosto del 2009. La città ha una storia imponente: sorta duemila anni fa ad opera dei romani, per secoli al centro d’Europa, era chiamata la «Roma del nord». Una città con una storia molto cattolica, patria di molti santi, ricca di chiese romaniche e gotiche. Nel contempo, se giri in metropolitana o vai per le vie della città, vedi una massa di gente che si è estraniata da questo patrimonio. È una città ricca, ma con una significativa quota di disoccupazione e un tasso altissimo di immigrazione. Gli abitanti di Colonia si concepiscono culturalmente all’avanguardia, aperti a qualsiasi espressione, anche un po’ esagerata, eccentrica. Insomma, la preziosa tradizione che costituisce la sua identità non è vissuta in maniera scontata, ma è immersa nei contrasti del ventunesimo secolo. È questo il punto d’inizio della nostra presenza qui: radicati nella nostra appartenenza alla Fraternità, al movimento, desideriamo amare questo popolo e testimoniare che questa tradizione è chiamata ad avere un grande futuro.
Come s’inserisce in questo contesto la vostra responsabilità in parrocchia?
L’unità pastorale che mi è affidata come parroco si compone di tre parrocchie, e conta in totale diecimila anime. Georg del Valle è vice parroco. Io sento il mio compito di parroco innestato nel cammino della tradizione religiosa e culturale di questo popolo, cammino che, qui, per noi trova un punto di forza nella paternità del nostro vescovo, il cardinal Meisner. Abbiamo avuto occasione di incontrarlo più volte e ne siamo stati molto rincuorati. Abbiamo, infatti, percepito la sua capacità di valorizzare il nostro carisma, di rispettarlo, di porsi con stupore di fronte ad esso. Egli desidera sostenerci perché il fiore della nostra Fraternità possa sbocciare anche nella sua diocesi. La diocesi di Colonia è grande, la curia è immensa. Anche nei collaboratori che lo circondano, però, non abbiamo incontrato freddezza burocratica, ma ci hanno accolto con calore e hanno mostrato un grande desiderio di lavorare insieme.
Come giudichi l’inizio della vostra missione qui?
Abbiamo trovato un’accoglienza molto calorosa anche nei parrocchiani, persone molto aperte nei nostri confronti. Pur non conoscendo alcunché della nostra Fraternità, si sono posti nei nostri confronti senza pregiudizi né preclusioni. Sin da subito, si sono lasciati interpellare dal fatto che quattro sacerdoti vivessero assieme. In molti, anche tra coloro che hanno una responsabilità in parrocchia, sono rimasti affascinati dall’unità che traspare dalla nostra vita e la percepiscono come una grande promessa per la parrocchia. Comprendono che non siamo quattro persone venute qui per fare numero. Chi guida la parrocchia è accompagnato da un’amicizia di confratelli. Questo ha destato in loro la speranza di poter vivere un’amicizia analoga, tra di loro e con noi.





















