Tre alberi a Taipei
Scritto da Paolo Costa il 14 luglio 2010 ·
L’estate scorsa sono tornato in Italia. Ho partecipato con la mia famiglia alle vacanze in montagna della comunità del movimento di Imola. C’erano anche molte maestre e molti bambini della scuola che frequentano i miei nipoti, la San Giovanni Bosco.
Ogni giorno le maestre trascorrevano diverse ore con i bambini a preparare uno spettacolo per la sera conclusiva: «La favola dei tre alberi». Si tratta di una storia che non conoscevo. I protagonisti sono tre alberi che hanno grandi desideri per il futuro. Ostacolati dalle circostanze della vita, alla fine realizzano i loro sogni in maniera imprevista e superiore alle aspettative: tutti i desideri si compiono in Gesù.
Un primo albero voleva diventare uno scrigno per contenere tesori; il suo sogno sembra infranto quando viene trasformato in una mangiatoia, ma sarà la mangiatoia che accoglie il bambino Gesù. Il secondo albero voleva diventare una nave per solcare l’oceano e trasportare re importanti. Diviene invece una barca di pescatori puzzolente di pesce. Un giorno, però, trasporta Gesù con i suoi discepoli. Il terzo albero desiderava essere l’albero più alto del mondo cosicché chiunque, guardandolo, pensasse a Dio. Viene invece tagliato per farne assi. Diventerà la croce di Gesù: l’albero della vita per cui abbiamo ricevuto la salvezza. Tutti gli uomini, guardando la croce, pensano a Dio.
Questa favola mi commuove ogni volta che la racconto. Tornato a Taipei, l’ho raccontata a tutti, comprese le maestre del catechismo domenicale della parrocchia, che accoglie un gran numero di bambini. Abbiamo realizzato la recita per Natale. Il risultato è stato bello e coinvolgente. Il cuore umano è ovunque lo stesso: ciò che comunichiamo colpisce anche i nostri amici taiwanesi. L’educazione, infatti, è portare l’altro a conoscere ciò che ha affascinato te. Solo chi è commosso muove.
Un caro saluto a tutti,
Paolo





















