Via Crucis
Scritto da Massimo Camisasca il 20 marzo 2012 ·
Via Crucis: il cammino di Gesù, libero e obbediente assieme, per compiere fino in fondo ciò che il Padre gli ha chiesto per noi. Vivere ogni venerdì, o quando ci è possibile, questo itinerario è partecipare a un evento che ci dà la vita e la spiega, permettendoci di attraversarla.
Itinerario degli occhi, della mente, dell’immaginazione: la Via Crucis è tutto questo. «Penetrare dentro quello che è accaduto». Nessuna parola, per quanto profonda o ispirata essa sia, deve sostituirsi al nostro sguardo, allo sguardo del nostro cuore, in questo andare dietro a Gesù che compie il suo cammino verso il Padre.
Nella Via Crucis troviamo le due grandi forze che conducono, dilaniano e infine unificano la vita: il peccato e l’amore. Troviamo la lotta tremenda che si combatte dentro di noi e attorno a noi. E la fiduciosa speranza di poter partecipare alla vittoria che Cristo ha conseguito.
Anche se una comprensibile ritrosia ci spinge a stare lontani dal cammino della croce, il desiderio avverte che non possiamo essere indifferenti di fronte a questo sacrificio nato da un invincibile amore per noi e che ci ha procurato l’immortalità, la luce, la gioia.
Chi vive la Via Crucis entra negli eventi di cui è tessuta nel profondo la nostra vita quotidiana e la nostra stessa esistenza sulla terra muta, aprendosi alla scoperta dell’unità della vita che la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù hanno realizzato per ogni uomo.
A differenza del santo Rosario, la Via Crucis non ci parla della flagellazione di Gesù e della sua corona di spine. Condensa tutto nell’atto di condanna. Accompagnerà invece Gesù, passo dopo passo, sulla strada verso il Golgota, seguendo i Vangeli e anche delle pie tradizioni, là dove il Rosario parla solo di «salita al Calvario». Così le due preghiere si integrano e ci offrono prospettive diverse per stare vicini a Gesù nel suo sacrificio.
Non si può vivere la Via Crucis senza meditare la Sacra Scrittura e senza l’immedesimazione del cuore che avviene principalmente attraverso il canto e la preghiera silenziosa: senza entrare, insomma, nello sguardo di Maria. Se rimaniamo attaccati a Maria siamo condotti da lei sulla strada calpestata da Gesù, bagnata dal suo sangue, dal suo sudore, dalle sue lacrime.
I Stazione
GESÙ È CONDANNATO A MORTE
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Pilato allora decise
che la loro richiesta fosse eseguita
(Lc 23,24)
Dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso
(Mt 27,26)
Si può entrare in questo mistero solo in punta di piedi, pregando, preparandosi nel silenzio, purificando i propri occhi e il proprio cuore. Togliti i sandali (Es 3,5) davanti al roveto che brucia senza consumarsi.
Al di là di tutti gli approfondimenti che si possono fare sul processo a Gesù e sui suoi attori, una cosa risalta sopra tutte le altre: un innocente è torturato barbaramente e infine barbaramente condannato a morte.
Ma Gesù non è solo un uomo innocente: Egli è santo, cioè è Dio. Tu solus sanctus. Senza comprendere ciò, non si può entrare nel più profondo significato della Via Crucis. E Cristo rimarrà per noi soltanto il simbolo patetico dell’umana sofferenza, incapace di dare pace a nessuno.
Il processo e la condanna non possono essere separate da tutta la vita di Gesù. Gli anni della sua esistenza terrena, i suoi gesti e le sue parole, la sua umanità, sono stati l’apertura sulla sua divinità. “Io sono Dio”. Questa parola, mai apertamente pronunciata da Gesù, è stata da lui indicata in un numero innumerevole di occasioni.
Nella Via Crucis è Dio che si rivela. È la sua suprema e sconvolgente rivelazione che ha un paragone solo con l’Eucaristia. Nella via del Calvario, il supremo annientamento dell’uomo, c’è la manifestazione luminosa della gloria di Dio, che è carità.
Stabat Mater dolorosa,
iuxta crucem lacrimosa,
dum pendebat Filius
Preghiamo
Guarda, Dio onnipotente, l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa’ che riprenda vita per la passione del tuo unico Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
II Stazione
GESÙ È CARICATO DELLA CROCE
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Egli, portando la croce,
si avviò verso il luogo del Cranio (Gv 19,17)
Dopo averlo schernito
lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti,
poi lo condussero fuori per crocifiggerlo
(Mc 15,20 = Mt 27,31)
Se qualcuno vuol venire dietro a me,
rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua
(Mt 16,24)
Nella vita di Gesù tutto è simbolo, insegnamento, sacramento, e tutto è realtà. Così è per la croce. Gesù parla agli apostoli della croce della quale dobbiamo caricarci se vogliamo seguirlo, prima di vivere lui quell’ignominioso cammino. Lo dice quasi a volerli preparare, e a voler preparare anche noi.
Dicendo a chi lo vuol seguire prenda la sua croce spiega in anticipo ciò che sarebbe stata la sua. Il simbolo anticipa la realtà perché è esso stesso realtà.
La croce è l’albero gioioso – dulce lignum – da cui è venuta la salvezza. Perché Gesù l’ha presa su di sé? Che cosa simboleggiava? Egli ha preso su di sé i nostri peccati, il nostro rifiuto di Dio: Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori… è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità (Is 53,4-5). Si è fatto peccato (2Cor 5,21). Nessuno di noi avrebbe potuto, da sé, colmare l’abisso scavato tra Dio e l’uomo dal peccato di Adamo ed Eva e dai peccati di tutti gli uomini che sono venuti dopo di loro e che verranno dopo di noi. Solo Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, poteva farlo.
Allo stesso modo nessuno può nemmeno lontanamente sfiorare l’esperienza di sfacelo, di lacerazione che questa sua carità per noi ha prodotto in lui. Possiamo però parteciparvi, secondo quella misura che Dio stesso stabilisce e chiede.
Qui, ora, è il momento della carità di Gesù, del suo farsi carico di tutti i mali di ciascuno. E questo l’ha fatto in obbedienza al Padre che glielo ha chiesto, ma assieme liberamente, per amore di ciascuno di noi, perché vuole che ciascuno di noi viva.
È il momento di penetrare con il nostro sguardo e il nostro cuore nella sconfinata rivelazione: Ha amato me, ha dato se stesso per me (Gal 2,20).
Cuius animam gementem,
contristatam et dolentem
pertransivit gladius
Preghiamo
O Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente l’insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della resurrezione. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
III Stazione
GESÙ CADE LA PRIMA VOLTA
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Colui che vorrà diventare grande tra di voi,
si farà vostro servo,… si farà vostro schiavo
(Mt 20,26-27)
La triplice caduta di Gesù non è documentata dai Vangeli, almeno in senso letterale. Ma è profondamente verosimile e istruttiva per noi.
La salita al Calvario, verso la crocifissione, è stata molto dura, mortificante. Pieno di piaghe dolorosissime e di ferite causate dalla flagellazione e dalla corona di rovi, ancor più ferito dagli scherni e dalle voci violente del suo popolo e dei capi, assediato dall’opposizione e dall’indifferenza, Gesù sembra morire lungo la strada. Lui, il Verbo di Dio disceso dal cielo per diventare uomo nel seno di una donna, dopo l’inospitalità di Betlemme, la strage degli innocenti, la fuga in Egitto, l’opposizione dei parenti, l’abbandono dei suoi apostoli, l’ottusità e il misconoscimento di Israele, il popolo per cui era venuto nel mondo, sperimenta ora un’ultima discesa sulla terra: cade e sembra non riuscire più a rialzarsi. È sfinito, prostrato sotto i colpi del nostro allontanamento da Dio. Questo allontanamento deve viverlo fino in fondo.
O quam tristis et afflicta
fuit illa benedicta
mater Unigeniti!
Preghiamo
O Dio onnipotente, tu ci hai amato per primo, mentre noi eravamo ancora peccatori. Concedi a noi la forza per sollevarci dal peccato e vivere nella tua grazia. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
IV Stazione
GESÙ INCONTRA SUA MADRE
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Anche a te una spada trafiggerà l’anima
(Lc 2,35)
Donna, ecco tuo figlio
(Gv 19,26)
Sua Madre non si era mai staccata da lui. Anche quando, a trent’anni, aveva lasciato la casa per vivere la sua missione, lei lo seguiva attraverso la preghiera, attraverso la penetrazione e la scoperta quotidiana della volontà di Dio.
Ma adesso non poteva seguirlo da lontano. Era lì, a Gerusalemme, perché sapeva, dalle sue parole, che tutta la vita del Figlio si stava compiendo. In quel modo orribile, straziante. Possiamo noi immaginare cosa siano state quelle ore per il cuore della Madre?
Anche a te una spada trafiggerà l’anima (Lc 2,35). Lei è stata associata alla Passione e Morte del Figlio, alle sue sofferenze, alla sua obbedienza. Per prima riceverà l’annuncio della Resurrezione e il frutto della Assunzione in cielo.
Mentre è per noi tremendamente difficile anche solo sfiorare in queste ore l’animo di Gesù, possiamo chiedere di essere associati al cuore e allo sguardo di Maria.
Lo Stabat mater ha facilitato per noi questo cammino per entrare nell’esperienza della Madre. Strofa dopo strofa, in modo quasi impercettibile, ci accompagna sul Calvario e ci rende partecipi di avvenimenti di cui, senza il canto, resteremmo facilmente soltanto spettatori.
Quæ mærebat et dolebat
pia mater, cum videbat
Nati pœnas incliti
Preghiamo
O Padre, tu hai voluto associare la Vergine Maria alla passione del tuo unico Figlio. Concedi a noi che partecipiamo alle sue sofferenze di giungere con lei alla gioia della resurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
V Stazione
IL CIRENEO AIUTA GESÙ A PORTARE LA CROCE
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene,
chiamato Simone, e lo costrinsero
a prender su la croce di Gesù
(Mt 27,32)
L’uomo di Cirene aveva altro da fare, altri pensieri, ma lo costrinsero. Così capita anche a noi. Immersi nelle nostre distrazioni, nelle nostre occupazioni, nelle nostre gioie o malinconie, veniamo obbligati da alcuni fatti, magari inaspettati, ad accedere a uno sguardo diverso sulla vita. Veniamo attraversati dalla proposta di Gesù: vuoi soltanto subire ciò che ti accade o accetti di offrire, di partecipare con la tua croce alla mia croce che ha portato nel mondo il perdono di Dio, che ha riaperto le porte del cielo?
Il Cireneo, senza saperlo, rivela così una prospettiva decisiva per la storia dell’umanità: l’uomo non è solo spettatore della propria salvezza, ma è anche attore, alleato di Dio nella vicenda con cui Egli prende sulle sue spalle le sorti di ciascuno di noi. Ancora di più: l’uomo può completare ciò che manca alla croce di Cristo (cfr. Col 1,24). Di fronte al male, alla morte, alle tragedie degli uomini, di fronte a tutto ciò che ci sembra irragionevole e ci fa pensare alla lontananza di Dio, perché non ammettere una Sapienza più grande, che vuole chiamarci a prendere parte a quella donazione con cui Egli ha amato gli uomini?
Quis est homo qui non fleret,
Matrem Christi si videret
in tanto supplicio?
Preghiamo
Signore Gesù, tu hai accolto con riconoscenza l’aiuto di Simone il Cireneo nel portare la croce del tuo supplizio. Concedi a noi la grazia di accettare con gioia la croce del tuo servizio e di confortare con la nostra carità le sofferenze dei fratelli. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
VI Stazione
LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto”.
Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto
(Sal 27,8-9)
Chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv 14,9)
Colui il cui volto non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi (Is 53,2), attraverso la carità di una donna, misteriosamente tramandataci dalla tradizione, benché ignorata dai Vangeli, rimane come canone di bellezza per una serie infinita di artisti e di fedeli che hanno goduto di quelle immagini per la loro preghiera e per rinascere di fronte al dolore e al male.
Paolo VI ha detto che noi uomini abbiamo bisogno della bellezza per non cadere nella disperazione. La bellezza è quel volto di uomo, l’amato, verso cui corre l’umanità raffigurata nella sposa del Cantico dei Cantici: Come sei bello, mio diletto, come sei grazioso! (Ct 1,16).
Mentre noi cerchiamo la bellezza nella perfezione artefatta dei canoni artistici e delle mode che si seguono nella storia dell’uomo, Cristo si mostra a noi come il vero uomo la cui luce è comunione con il Padre e misericordia verso i suoi fratelli, una luce che emana anche nel sangue e nel disfacimento della carne.
Ciascuno di noi impari a pregare almeno qualche minuto al giorno davanti a un’immagine di Gesù, davanti alla «bellezza del corpo [di Gesù] che ha sofferto, abbellito dalla Passione e brillante per lo splendore della divinità. Nulla ha di eguale in bellezza e nulla è così attraente» (Gregorio Nazianzeno, Orazione XLV, 25).
Quis non posset contristari,
piam Matrem contemplari
dolentem cum Filio?
Preghiamo
O Dio, che nella passione di Cristo nostro Signore ci hai liberati dalla morte, eredità dell’antico peccato trasmessa a tutto il genere umano, rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio; e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita, l’immagine dell’uomo terreno, così per l’azione del tuo Spirito, fa che portiamo l’immagine dell’uomo celeste. Per Cristo nostro Signore.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
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VII Stazione
GESÙ CADE LA SECONDA VOLTA
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Quello che io faccio, tu ora non lo capisci,
ma lo capirai dopo
(Gv 13,7)
Non è più il peso massacrante del patibolo a far cadere Gesù, perchè la croce è portata dal Cireneo. Ormai essa è completamente interiorizzata. L’identificazione con noi è totale. Con i frutti della nostra disubbidienza a Dio, della nostra indifferenza verso di Lui e verso i fratelli, della nostra ira, accidia, superbia, lussuria. La nostra natura è incline a cadere e Lui, totalmente uno di noi, accetta di cadere.
Succurre cadenti: la Chiesa ci fa pregare Maria, Madre del Redentore, perché venga in aiuto al popolo cristiano che è soggetto alla tentazione. Un angelo viene in aiuto a Gesù e lo aiuta a rialzarsi. Un angelo custode aiuta anche ciascuno di noi a rialzarsi dopo ogni peccato. Basta invocare Gesù, che conosce l’umiliazione della caduta. La forma più alta e sicura di invocazione e di partecipazione alla Resurrezione di Cristo è per noi che cadiamo, pellegrini sulla terra, il sacramento della Confessione. Attraverso di esso tutta la nostra umanità, associata a quella di Gesù, risorge a vita nuova.
Pro peccatis suæ gentis
vidit Iesum in tormentis
et flagellis subditum
Preghiamo
O Dio onnipotente, a noi che fra tante avversità ci sentiamo mancare a causa dell’umana debolezza, concedi di riprendere forza per i meriti della passione del tuo unico Figlio. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
VIII Stazione
GESÙ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me
ma piangete su voi stesse e sui vostri figli…
Se trattano così il legno verde,
che avverrà del legno secco?
(Lc 23,28.31)
Il pensiero di Gesù è sempre rivolto a noi, alla nostra salvezza, al nostro bene. Anche in momenti come questi che sta vivendo, quando sarebbe sacrosanto pensare al proprio dolore innocente, al carico di sofferenze causategli dagli uomini, Gesù è tutto proiettato verso coloro che gli stanno attorno. Le donne della confraternita che consola i condannati lo circondano elevando alti lamenti. Piangete su voi e sui vostri figli, dice loro Gesù… Non è un rimprovero, ma un invito al pentimento, una supplica al dono delle lacrime, quelle vere. Le lacrime della contrizione, le lacrime che lavano non solo gli occhi, ma il cuore e la mente.
Noi siamo il “legno secco”, di per sé destinato ad essere bruciato. Attraverso le lacrime che ci associano alla Passione e Resurrezione di Gesù siamo resi partecipi della sorte del “legno verde”, cui non è risparmiata la morte, ma che infine rinascerà per non rinsecchire più.
Vidit suum dulcem Natum
morientem desolatum,
cum emisit spiritum
Preghiamo
O Dio, che usi misericordia e non ira verso coloro che sperano in te, concedi a noi di piangere per i peccati commessi e di meritare la grazia della tua consolazione. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
IX Stazione
GESÙ CADE LA TERZA VOLTA
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Era come un agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca
(Is 53,7)
Manca ormai poco alla cima del Calvario, al luogo, appena fuori dalle mura della città, dove era già stato preparato lo spazio per la crocifissione. Un piccolo corteo segue il condannato. Tra loro la Madre, Giovanni, la Maddalena, i soldati romani, alcuni esponenti del Sinedrio. Gesù è sempre più prostrato, ha ormai pochissime energie fisiche. Una grande tensione anima il suo Spirito: compiere fino in fondo quell’atto. Avendo amato i suoi, li amò sino alla fine (cfr. Gv 13,1). Tutto è stato compiuto fino in fondo (Gv 19,30): sarà la sua ultima parola.
In quest’ultima caduta la tradizione ci consegna questo anelito di Gesù di abbracciare la terra, di entrare dentro di essa come il seme di una nuova creazione. È proprio quanto accadrà con la discesa agli inferi, qui quasi misticamente anticipata. La storia degli uomini sta giungendo al suo compimento: nei secoli che verranno – come un attimo agli occhi di Dio – vi sarà solo il tempo di accogliere o, Dio non voglia!, rifiutare il sacrificio di Gesù. Con il dono del suo Spirito egli ci rende partecipi e ci invita ad accogliere la sua carità.
Eia Mater, fons amoris,
me sentire vim doloris
fac, ut tecum lugeam
Preghiamo
O Dio, nostro protettore, volgi il tuo sguardo su di noi che siamo oppressi dal peso dei nostri peccati e donaci il tuo perdono, così che possiamo servirti con tutto lo slancio del cuore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
X Stazione
GESÙ È SPOGLIATO DELLE VESTI
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
I soldati presero le sue vesti
e ne fecero quattro parti,
una per ciascun soldato, e la tunica.
Ora quella tunica era senza cuciture…
Perciò dissero: non stracciamola,
ma tiriamo a sorte a chi tocca
(Gv 19,23-24)
Dopo l’assedio, il bottino. I soldati romani erano rapaci. D’altra parte, come non comprenderli? Costretti a vivere in un paese lontano, estranei a tutti, occupanti pieni di odio ben ricambiato, nella loro brutalità animale consideravano esseri inferiori tutti gli altri. Si presero gioco di Gesù in modo triviale. Ora, mentre lo crocifiggono, si dividono le sue vesti, dopo averlo spogliato.
Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò, aveva detto Giobbe (cfr. Gb 1,21). Non abbiamo portato nulla nel mondo, nulla porteremo via (cfr. 1Tm 6,7). Così san Paolo. Anche in questa consapevolezza finale, Giobbe prefigura Gesù. Quanto all’espressione dell’apostolo delle genti, essa è vera per tutti noi, ma non per Gesù. All’opposto, nella nudità di Betlemme e nella nudità del Golgota egli ha portato se stesso, il Verbo di Dio fatto uomo, e porta via con sé tutti noi, riaprendoci le strade della conoscenza e dell’amore, le strade verso Dio che Adamo ed Eva avevano chiuso.
Gesù viene crocifisso nudo, esposto agli uccelli del cielo, che lo risparmiano. Il suo corpo è protetto dagli angeli. La sua nudità esprime la sua assenza di qualsiasi schermo di fronte alla volontà del Padre, il suo totale offrirsi per cancellare i nostri peccati.
Fac ut ardeat cor meum
in amando Christum Deum,
ut sibi complaceam
Preghiamo
Signore Gesù, tu hai amato la tua Chiesa e hai dato te stesso per santificarla, purificandola col lavacro del battesimo. Fa’ che ci svestiamo di tutto ciò che è male, per rivestirci di te. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
XI Stazione
GESÙ È INCHIODATO ALLA CROCE
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Quando giunsero al luogo detto Cranio,
là crocifissero Gesù e i due malfattori
(Lc 23,33)
La grande musica di Haydn ci ha educati a meditare le sette parole di Gesù sulla croce. Tutte ci riguardano, ma in particolare le prime quattro aprono degli squarci commoventi sulla materna premura di Gesù nei nostri confronti.
Donna, ecco tuo figlio (Gv 19,26). In Giovanni Gesù associa tutti noi. Non ha paura dello strazio che una simile frase poteva provocare in sua Madre. D’ora in poi anche noi diventiamo in Lui figli del Padre. Ogni fedele è figlio.
Ecco la tua Madre (Gv 19,27). Abbiamo non solo un Padre, ma anche una Madre. Non potremo più sfuggire alla sua protezione, alla sua intercessione per noi, alle sue cure. Non saremo mai più soli.
Ho sete (Gv 19,28). Gesù ha sete di noi. Ecco svelata la causa della croce, quel suo andare deciso verso Gerusalemme, dove sapeva che l’avrebbero ucciso. Gesù ci cercherà sempre, in ogni lontananza, perché ha sete della comunione con ogni creatura.
Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno (Lc 23,34). Luca, il cantore della misericordia di Cristo, riporta le due espressioni di Gesù che rivelano, dall’alto della croce, il suo perdono per tutti, persino per gli uccisori.
Oggi sarai con me in Paradiso (Lc 23,43). Basta una parola di pentimento, anche solo di domanda. Egli penetra da quel pertugio e ci strappa al nulla cui ci condannano i nostri peccati. E ci riconduce alla vita.
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito (Lc 23,46; Sal 31,6). Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46; Sal 22,2). Sembrerebbe impossibile che la stessa persona possa aver pronunciato due espressioni così distanti, di confidenza, la prima, di disperata lontananza, la seconda. Tutte e due sono citazioni di Salmi, con cui Gesù era abituato a pregare, nella Sinagoga e con i suoi discepoli. Perché mi hai abbandonato? È la voce che raccoglie l’infedeltà di Israele, la sua continua tentazione di dubitare di Dio, per riscattarla, e la voce che assieme raccoglie la lontananza da Dio di ogni uomo della terra. Nelle tue mani: è la voce confidente di chi torna al Padre.
Tutto è compiuto (Gv 19,30): la storia dell’uomo ha vissuto il suo vertice. Tocca ad ogni uomo entrare in quella ferita del mondo che è aperta dalla croce in Gerusalemme.
Sancta Mater, istud agas,
Crucifixi fige plagas,
cordi meo valide
Preghiamo
Signore Gesù Cristo, che per la salvezza di tutti gli uomini hai steso le braccia sulla croce, accogli l’offerta delle nostre azioni e fa’ che tutta la nostra vita sia segno e testimonianza della tua redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
XII Stazione
GESÙ MUORE IN CROCE
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Era verso mezzogiorno,
quando il sole si eclissò e si fece buio
su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio.
Il velo del tempio si squarciò nel mezzo
(Lc 23,44-45)
E Gesù, emesso un alto grido, spirò
(Mt 27,50)
Tutto il mondo sembra precipitare nel buio e nel freddo. È notte: la notte della nostra negazione. Nel gelo che sembra preludere alla fine di tutto, perché il freddo è la morte, brilla luminosa e calda la carità di Cristo. Lui è la luce del mondo, lui è venuto a portare il fuoco che non si spegnerà più, perché le grandi acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo (Ct 8,7).
Nella croce abbiamo la suprema rivelazione di Dio. Per questo il velo si squarcia. Non c’è più nulla da nascondere. Se è vero che Dio nessuno l’ha visto e lo può vedere, è anche vero che il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, ce lo ha rivelato (cfr. Gv 1,18).
La fede del centurione romano, che nasce dalla luminosità della croce, inaugura per i millenni il popolo della nuova ed eterna alleanza.
Tui Nati vulnerati,
tam dignati pro me pati,
pœnas mecum divide
Preghiamo
Guarda con amore, Padre, questa tua famiglia, per la quale il Signore nostro Gesù Cristo non esitò a consegnarsi nelle mani dei nemici e a subire il supplizio della croce. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
XIII Stazione
GESÙ È DEPOSTO DALLA CROCE
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia
e subito ne uscì sangue ed acqua
(Gv 19,34)
Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto
(Gv 19,37; Zc 12,10)
La Pasqua imminente urge i tempi della deposizione. Prima però Giovanni, nel suo vangelo, fa in tempo a rivelarci un avvenimento decisivo. A Gesù non vengono spezzate le gambe, perchè era chiaramente già morto. Gli viene, però, aperto il costato. Come da Adamo uscì Eva, così dal fianco di Cristo escono i sacramenti dell’acqua e del sangue, Battesimo ed Eucaristia. La nuova Eva, la Chiesa, trova qui la sua origine e il suo cibo per il lungo cammino della storia, fino alla Gerusalemme celeste.
A queste note luminose e rassicuranti si mescolano le note dolorose del compianto. Gesù è deposto dalla croce. Si alzano le voci di chi lo amava, lo strazio della Madre, della Maddalena e del discepolo amato. Jacopone da Todi e gli autori delle Laudi medievali, insieme ad uno stuolo innumerevole di pittori, ci aiutano ad entrare in questi sentimenti: fac ut ardeat cor meum, in amando Christum Deum. Nascono le infinite rappresentazioni della Pietà. Michelangelo ci presenta una Maria giovane e serena che regge il corpo esanime del Figlio. Maria, per lui, è già la Chiesa appena nata che offre Gesù a tutto il mondo.
Fac me vere tecum flere,
Crucifixo condolere,
donec ego vixero
Preghiamo
O Signore Gesù Cristo, ti offriamo umilmente preghiere e sacrifici affinché, considerando lo strazio del cuore della tua santa Madre, grazie alla sua materna intercessione e a quella dei santi che erano con lei ai piedi della croce, otteniamo con gli eletti la ricompensa meritata dalla tua morte. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
XIV Stazione
GESÙ È POSTO NEL SEPOLCRO
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum
Giuseppe, preso il corpo di Gesù,
lo avvolse in un candido lenzuolo
e lo depose nella sua tomba nuova…;
rotolata poi una gran pietra
sulla porta del sepolcro, se ne andò
(Mt 27,59-60)
Ormai tutto è silenzio. Ma non è il silenzio della morte, quanto piuttosto quello del seme che sotto la terra, nel nascondimento, prepara una nuova vita.
I discepoli sono dispersi, confusi, spaventati, ma in fondo al loro cuore una fiammella brucia: ricordano le parole che aveva detto Gesù, che non avevano capito e non capiscono ancora, ma impediscono la disperazione. Maria Santissima, la Maddalena, Giovanni e Pietro sono nella segreta attesa di qualcosa che deve accadere.
Alla notte del venerdì, ancora segnata dal dramma e dal sangue, succede il silenzio del sabato. Gesù discende negli inferi per liberare dalle tenebre della morte Adamo e i santi dell’Antico Testamento. Poi la sua anima si ricongiunge al corpo. È l’ora della Resurrezione.
Quando corpus morietur,
fac ut animæ donetur
paradisi gloria. Amen
Preghiamo
O Dio eterno e onnipotente, che ci concedi di celebrare il mistero del Figlio tuo Unigenito disceso nelle viscere della terra, fa’ che sepolti con lui nel battesimo, risorgiamo con lui nella gloria della resurrezione. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua ed ogni cuor.
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