Primavera a Praga
Scritto da Stefano Pasquero il 2 maggio 2012 ·
La Repubblica Ceca è un luogo di contraddizioni. Per essa è appropriata la frase di san Paolo «Dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia» (Rm 5, 20). È un Paese nel quale, più che altrove, ci si è dimenticati di Dio (qui, prima che in ogni altro Stato europeo, c’è stata la legalizzazione dell’aborto e del divorzio). Eppure, due anni fa, papa Benedetto XVI è venuto qui, «nel cuore dell’Europa a parlare all’Europa». E uno degli aspetti che più mi impressiona è la voglia di costruire che anima moltissimi giovani.
Ai nostri inizi a Praga, un responsabile della pastorale diocesana ci chiese: «Che piano di azione avete per i prossimi cinque anni di missione?». Quella domanda mi fece sorridere e mi ricordò i famosi piani economici quinquennali attraverso cui i sovietici programmavano lo sviluppo del paese. «Non siamo ancora usciti – pensai – da una certa mentalità secondo cui tutto debba essere previsto e pianificato, controllato». Invece, don Andrea ed io, e ora anche don Marco, abbiamo sempre basato la nostra missione sul fatto che la comunione tra noi fosse un segno della presenza di Cristo.
Spesso i ragazzi della comunità ci raccontano di essere impressionati dall’amicizia tra noi sacerdoti e dal fatto che in essa compiamo la nostra vita. Di recente, una ragazza durante un incontro ha affermato: «I tre nostri sacerdoti sono molto diversi tra loro, però io mi sento voluta bene da ciascuno in un modo particolare e in questo vedo un segno della carità di Cristo per me».
Durante un colloquio un’altra ragazza della comunità mi ha confidato che quest’estate doveva passare molto tempo a casa in una situazione difficile poiché la mamma con lei è a volte indifferente e a volte molto possessiva, anche violenta. Stando con noi, però, ha capito che durante l’estate il suo posto era lì a casa in quella situazione, Dio la voleva lì e lei con questa consapevolezza e sorretta dalla certezza della nostra amicizia ha trascorso il tempo coi suoi in modo lieto, anche se tutti noi eravamo lontani.
I ragazzi che incontriamo provengono da storie familiari e contesti sociali molto diversi da quelli da cui proveniamo noi tre, ma sono animati dallo stesso desiderio: trovare qualcuno che li abbracci e che in questo abbraccio faccia scoprire loro chi sono veramente.
In questi anni abbiamo avuto diversi incarichi e spesso abbiamo cambiato ambito di missione passando dall’essere cappellani universitari a vice-parroci in luoghi anche distanti tra loro. Abbiamo offerto il nostro aiuto a sacerdoti diocesani o a ordini di suore che ce lo chiedevano, cercando sempre di essere utili alla nostra diocesi.
Dal 1° marzo abbiamo ricevuto dalla diocesi la responsabilità di una parrocchia e di una chiesa conventuale, in centro città, a ridosso di una zona universitaria e vicine ad alcuni ospedali. Così Andrea Barbero è oggi parroco di Sant’Apollinare, io viceparroco, e Marco Basile responsabile della rettoria della Vergine Maria Addolorata. L’attesa per un luogo stabile è stata lunga, ma ci ha insegnato che la nostra risposta alla vocazione non consiste nel ruolo che ricopriamo, ma nell’offrire le nostre vite lì dove siamo chiamati e in qualunque condizione.
Questa mattina camminavo vicino alla nostra vecchia casa a Vysehrad, guardavo da lontano la nuova parrocchia di S. Apollinare e la nuova casa. Sono poste su un promontorio che si affaccia sul territorio circostante e le forme gotiche della chiesa sono ben distinguibili anche a distanza. Mi sono venute in mente le parole di Gesù: «Voi siete la luce del mondo, non può restare nascosta una città collocata sopra un monte» (Mt 5, 14).








