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Missionarie di San Carlo

L’inizio della nuova avventura è stato sancito da una firma: quella che il vescovo di Porto-Santa Rufina, mons. Gino Reali, ha posto domenica 25 marzo sul decreto che riconosce le Missionarie di san Carlo Borromeo come Associazione di fedeli. E dal telegramma di don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Cl: «Carissime amiche – si legge –, mi unisco a voi nella preghiera, nella speranza che l’inizio di questa nuova realtà rappresenti un contributo ulteriore per approfondire il carisma di don Giussani nella vita di tutto il movimento».

Una messa, celebrata alla presenza di alcuni amici e parenti nella cappella della casa di formazione della Fraternità, in via Boccea a Roma, e una piccola festa hanno dato avvio al cammino ufficiale della nuova comunità. Il fatto che questa piccola realtà sia stata accolta nella Chiesa il giorno seguente l’udienza concessa da Papa Benedetto XVI in piazza san Pietro al movimento di Cl non è un caso. La vicinanza temporale tra i due avvenimenti è segno dell’unità che lega la Fraternità san Carlo al carisma di don Giussani e che, d’ora in poi, abbraccia anche le Missionarie di san Carlo. Il 25 marzo, per la neonata Associazione, ha anche un altro significato: la Chiesa festeggia la solennità della Annunciazione a Maria. È il giorno in cui si ricorda il «sì» che la Vergine disse all’Angelo più di 2.000 anni fa. Ed è questo «sì» alla volontà di Dio – pronunciato davanti al vescovo, agli amici e ai familiari – che esse vogliono vivere assieme attraverso la vita in comune e la missione.D’altra parte proprio il papa, durante l’udienza del 24 marzo, ha affermato che il movimento di Cl può contribuire ad edificare la Chiesa «con una spontaneità e una libertà che permettono nuove e profetiche realizzazioni apostoliche e missionarie».

Alla lettura del telegramma di Carrón è seguito il saluto di don Massimo Camisasca che in breve ha ripercorso la storia di questa nuova comunità assieme a don Paolo Sottopietra che ne sarà il superiore generale per i prossimi sei anni. «Le Missionarie di san Carlo – ha spiegato – sono un’opera che io non ho preventivato, ma nascono dall’insistenza di Rachele Paiusco di dare vita a una comunità analoga alla nostra, segnata dallo stesso tipo di vocazione e di missione ». Ed è stato proprio questo desiderio, riproposto con forza nel tempo, a convincere il superiore della Fraternità san Carlo: «Non potevo più resistere allo Spirito di Dio – ha aggiunto – ma dovevo accettare questa piccola comunità come qualcosa a cui dovevo dedicare una parte delle mie energie».

Mons. Reali, riprendendo nella sua omelia la recente Esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis, si è soffermato in particolare sul significato dell’Eucarestia. «Questa esperienza – ha affermato – comincia con la celebrazione dell’Eucarestia. Dall’Eucarestia, la vocazione trae la forza, il conforto e la spinta per essere, anche nel nostro tempo, segno dell’amore gratuito e fecondo che Dio ha verso l’umanità».

A nome delle sei ragazze ha parlato Rachele Paiusco. «In questo momento – ha affermato – siamo piene di gratitudine per il privilegio che il Signore ci ha donato con la sua chiamata. Egli desidera che viviamo vicine a lui e con lui siamo compagnia agli uomini: per questo gli doniamo le nostre vite». Poi il suo pensiero è andato alla Fraternità san Carlo «in cui abbiamo visto gli ideali che vogliamo vivere»; a don Massimo e don Paolo Sottopietra, «la cui paternità e amore saranno per sempre alla radice della nostra strada che oggi comincia di fronte alla Chiesa». Poi il grazie «ai genitori e a tutti gli amici per il dono della fede e dell’incontro con il movimento di Cl, a cui siamo grate di appartenere e che vogliamo servire». Infine, il saluto più affettuoso a don Giussani «cui affidiamo oggi questo nostro impegno, perché ci accompagni dal Cielo».

Decreto di S.E. Mons. Gino Reali

telegramma di don Julián Carrón

il saluto di don Massimo Camisasca

il saluto di Rachele Paiusco

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