Segni dell’opera di Dio
l’anno sociale è cominciato già con molti segni dell’opera di Dio.
Così venerdì scorso, al gruppo del post-comunione (il Patio de san Juan), c’erano quasi trenta bambini. Alla fine, prima di recitare la preghiera al termine dell’incontro, gli abbiamo chiesto di mettere in comune quello che avevano nel cuore dopo il tempo trascorso assieme. Laura ha detto che la nostra parrocchia è l’unico luogo in qui può esprimere se stessa, qualunque cosa faccia.
Vicki ha detto che finora, nella sua vita, non si era mai divertita tanto. Noi le abbiamo risposto che questa è l’esperienza di incontrare Gesù, che ci dona un gusto di vita impossibile senza di lui. E Jonathan, boliviano, il bambino più serio del gruppo, dice che in questo gruppo ha incontrato a Gesù e che desidera crescere per approfondire la sua amicizia con lui.
Anche accompagnare i genitori del bimbo di due anni morto annegato, di cui ti ho scritto qualche tempo fa, è un’esperienza che mi sta facendo riconoscere l’opera di Dio. Si stanno avvicinando molto alla vita della parrocchia e capendo ciò che senza questo tragico avvenimento non avrebbero forse mai capito. È proprio vero che da una disgrazia può nascere la più grande grazia.
Il lavoro con la Caritas ha avuto un buon inizio. È una grande educazione assumere un incarico che spontaneamente non avrei desiderato. Aiutiamoci sempre a scorgere i miracoli che Dio opera nella nostra vita, essi devono avere il sopravvento su qualsiasi problema, difficoltà, fatica, paura, che non farebbero altro che bloccarci e impedirci di andare avanti.
Grato della tua costante paternità, tuo
Santo
Fuenlabrada, 7 ottobre 2009
Nella foto: Santo Merlini fa catechismo con l’aiuto del pianoforte
Fuenlabrada
L’amore della donna e della madre verso la generazione del popolo cristiano
La sera stessa della sua rielezione alla guida del governo spagnolo, nelle prime parole del suo discorso, Rodriguez Zapatero ha detto: «Mi occuperò delle donne». Basti questo per comprendere come la questione «donna» sia presente nel dibattito politico e culturale, oggi, in questa Spagna che vuole essere all’avanguardia in Europa. C’è una diffusa ideologia radicale che mette in continua contrapposizione e competizione l’uomo e la donna. Con l’idea di dare alla donna tutto ciò che l’uomo ha e che a lei manca. In realtà si guarda all’uomo secondo una logica riduttiva, una logica di successo e di potere. Di conseguenza si chiede anche per la donna un’affermazione secondo la stessa logica. L’uomo che ha potere può vivere con maggiore autonomia, può fare meglio ciò che gli pare e piace. In questa visione della vita la comodità e la tranquillità determinano la morale. Non importa poi se un uomo così concepito deve lottare ogni giorno con se stesso per non riconoscere la noia e la tristezza della propria esistenza. Una simile concezione tenta di eliminare il desiderio di felicità che c’è nel cuore di ognuno perché non può non riconoscervi un punto dove il proprio potere è impotente. Desiderare la felicità, infatti, è un fastidio ineliminabile a meno di incontrarla. Proprio questa assuefazione borghese del vivere è il contenuto della promessa che l’ideologia moderna fa alla donna: essere come l’uomo per godere dei suoi diritti, della sua libertà, del suo potere, ma anche per soffrire del vuoto, della noia e della tristezza di una vita senza senso. Purtroppo anche nella Chiesa si è insinuata questa logica riduttiva appiattendo al dibattito sul sacerdozio alle donne la ricchezza del contributo femminile. Questo “schiacciamento” del discorso sulla donna, questa mancanza di approfondimento vero del contributo della donna nella Chiesa ha delle conseguenze concrete: tutte le congregazioni religiose di vita attiva femminile qui in Spagna sono in crisi, hanno poche vocazioni e sono soggette a un invecchiamento inarrestabile. Solo alcuni monasteri di clausura continuano ad attirare vocazioni e a rinnovarsi. è un segno chiaro della perdita di fascino della vita attiva femminile nella Chiesa, ed è anche segno di una perdita di radicalità nel modo di proporre il cristianesimo. Ciò che è affascinante nella Chiesa è proprio la pretesa del suo Signore di essere Signore di tutta la vita per poter rendere nuove e più umane tutte le cose. Cosa si può opporre davvero a questa logica di potere? Quello che Gesù ci ha insegnato: la carità, il servizio all’unità e alla comunione. La Madonna, dopo la resurrezione e ascensione al cielo di suo Figlio, rimane sulla terra per un certo tempo. Gli apostoli e i discepoli guardano con conforto alla sua presenza. Ella custodisce l’unità della Chiesa nascente; la sua stessa presenza conferma la comunione vissuta dai discepoli. Il cuore della vergine Maria è in cielo con suo Figlio, ma i suoi piedi corrono e le sue mani costruiscono qui sulla terra. Non è forse questo il dono più importante che ogni donna può dare alla Chiesa? Costruire quotidianamente un’unità intesa come il bene più prezioso. Nell’unità dei fratelli, infatti, il Signore si manifesta presente e nella comunione vissuta è resa possibile ogni carità e, prima fra tutte, quella dell’educazione. In una famiglia la madre, amando l’autorità del marito, genera quell’unità familiare che rende possibile l’educazione: in un luogo d’amore, infatti, tutto diventa insegnamento. Senza questo dono l’autorità si allontana dalla possibilità di educare i piccoli e i giovani, perché non potendo introdurli in un clima d’affetto e accoglienza non può nemmeno guidarli verso la verità di se stessi. Oggi più che mai nella Chiesa c’è bisogno di donne che sappiano vivere il loro amore a Gesù nella costruzione quotidiana di un luogo di comunione, un luogo dove tutti possano vivere la presenza del Signore che accoglie, conduce, guida e corregge.
Sono esperienze che si ripetono ogni giorno qui in parrocchia. Due esempi? Ogni mattina Maria Luisa, una giovane mamma, porta la sua bambina di due anni in chiesa; ogni mattina Daniela, la bambina, si fissa sullo sguardo della mamma al momento della consacrazione: uno sguardo di amore rivolto a Gesù. I figli imparano ad amare ciò che la loro mamma guarda e ama, prima ancora di ciò che la loro mamma dice.
Un altro esempio è quello di Lucia, che diceva di essere atea, o almeno lontana da Dio. Ha un figlio e capisce le esigenze degli adolescenti anche perché è un’insegnante. Alcune amiche le hanno chiesto di dare una mano al gruppo di “aiuto allo studio” creato in parrocchia per gli studenti che devono recuperare. Lucia fa così esperienza di un’accoglienza e una gratuità che non aveva mai visto altrove. Dandosi riceve, costruendo si vede ricostruita. Oggi non dice più di essere atea. Vivendo la vita della Chiesa, il Signore torna a mostrarsi presente nella sua vita. La donna che scopre di appartenere a una comunione col Signore diventa la prima costruttrice ed educatrice di questa comunione, perché il suo modo di accogliere e amare è già costruzione e insegnamento. Questo amore al Mistero del Signore che la Madonna e le grandi sante della storia ci hanno insegnato è un amore che ha creato comunione, che ha reso possibile la verità della Chiesa di Cristo, che ha promosso una rigenerazione del popolo cristiano, attraverso l’educazione semplice e quotidiana del proprio figlio. Quale compito più affascinante per la donna del nostro tempo e di tutti i tempi?








