Fraternità San Carlo

Subscribe to Fraternità San CarloIscriviti al RSS


  • Contatti
  • e-Newsletter
  • Press Room
  • Home
  • Offerte e sostegni
    • 2000 amici x 50 preti
    • Sostieni un seminarista
    • 5×1000
    • Offerte
  • Fraternità e Missione
    • 2010 archivio
    • 2009 archivio
    • 2008 archivio
    • 2007 archivio
  • Libri
    • Consigli di lettura
  • Archivio
  • Chi siamo
    • La nostra storia
    • Dove siamo
    • Case nel mondo
  • Archivio

    • settembre 2010
    • agosto 2010
    • luglio 2010
    • giugno 2010
    • maggio 2010
    • aprile 2010
    • marzo 2010
    • febbraio 2010
    • gennaio 2010
    • dicembre 2009
    • novembre 2009
    • ottobre 2009
    • settembre 2009
    • agosto 2009
    • luglio 2009
    • giugno 2009
    • maggio 2009
    • aprile 2009
    • marzo 2009

Taipei. Musica d’oriente

taipeiCaro don Massimo,
in questi ultimi mesi siamo stati, si può dire, sorpresi dalla musica. A settembre, nella nostra parrocchia di san Paolo c’è stato un concerto di musica rinascimentale: un coro locale ha voluto regalarci alcuni canti polifonici, tratti dalle opere di Pierluigi da Palestrina. Ci ha commosso al punto che abbiamo pensato di fare un piccolo concerto al mese, per invitare la gente a visitare la nostra chiesa. In ottobre abbiamo offerto un concerto d’organo grazie alla disponibilità di un nostro parrocchiano, organista professionista. Per il mese di novembre ho pensato di proporre, attraverso la mia voce e la mia interpretazione, accompagnata di volta in volta da organo, piano e chitarra, le canzoni che ho imparato nel movimento, dedicate alla Madonna.
Al concerto c’erano duecentotrenta persone, compreso il pastore battista (con la consorte) che abita dietro la nostra chiesa.
La prima parte era dedicata a Maria nel Vangelo: l’Ave Maria gregoriano, Altissima Luce, I wonder, Salve Regina, Voi ch’amate lo criatore. I testi delle canzoni, tradotti in cinese, sono stati proiettati insieme a quadri di pittori italiani a noi cari. La seconda parte era dedicata a Maria nella devozione popolare. Ho cantato Salve Regina gregoriano, Como busca, Virgen Morenita, Romaria, Ave Maria Stella del Mattino, La Virgen de Guadalupe. Alla fine tutti insieme abbiamo cantato due canti in cinese.
Il pastore protestante, in prima fila, prendeva appunti sul suo quadernetto; la gente è stata molto contenta della serata. Ho detto a tutti che, sebbene non sia un professionista della musica, ho voluto condividere ciò che ho di più caro, che ho imparato grazie al movimento di Cl di cui faccio parte, anche e soprattutto attraverso i canti. Spero di aver trasmesso quanto importanti sono per me la bellezza della musica e del canto per la nostra immedesimazione con Cristo.
Sabato 29 novembre l’arcivescovo Hong San Chuan è venuto alla parrocchia di Tai Shan per celebrare la Messa del nostro patrono, san Francesco Saverio. Quest’anno ricorre anche il 45° anniversario della parrocchia. Anche questa volta la chiesa era piena. Un diacono benedettino e un seminarista hanno aiutato per la liturgia. I chierichetti erano quattro bambini: don Lele Silanos li istruiva da un mese su come maneggiare l’incenso, la mitria, il pastorale, la croce astile, le candele…
La chiesa era bellissima: avevo comprato un nuovo altare, un confessionale, oltre che fioriere, acquasantiere e credenza in stile cinese. Avevo anche fatto dorare il calice, la pisside, il turibolo e navicella: tutti dettagli che, forse, ho notato solo io, ma ci tenevo che tutto fosse bello e ordinato. Durante la messa il vescovo ha battezzato due adulti e cresimato cinque parrocchiani tra cui Ilario (A Long) e Monica (Meixiang). Dopo la messa ci siamo fermati in chiesa per presentare la nostra storia attraverso foto e canti, come avevamo fatto con te, quando sei venuto a trovarci.
Nel mezzo di questa presentazione abbiamo proiettato dicei minuti del film Il vento di Dio con i sottotitoli in cinese. Il vescovo mi ha chiesto, un po’ incredulo e stupito, se è vero che noi scriviamo lettere al superiore generale e che lui ci risponde. Gli ho spiegato che è lui che ci spinge a farlo, perché la comunione è anche comunicazione…
La giornata si è conclusa con la cena all’aperto, con balli aborigeni e canti insieme. Mi ha colpito vedere i volti felici di questi adulti rinati nel battesimo o confermati nella cresima: gente normale che sta cambiando grazie all’incontro con Cristo. E mi commuove sempre il vescovo, che si stupisce di noi e ci incoraggia.
Ho conosciuto Giuseppe (Li Hong Jie) al dipartimento di italiano, dove studia, anche se non ha corsi con me. è cieco da quando era piccolo, a causa del parto prematuro e di complicazioni successive. Siamo andati insieme ad uno spettacolo teatrale messo in scena dagli studenti del primo anno. Ci sediamo vicini e, parlando con lui, scopro che ha studiato in una scuola protestante, partecipava alle loro preghiere, ma non è mai stato battezzato perché i suoi genitori, sebbene non siano contrari, non parteciperebbero con lui a questa nuova vita. Mi racconta che ha cominciato anche a dubitare della verità del Vangelo: «Per esempio, come facciamo a credere che i ciechi vedono?», mi ha chiesto. «Crediamo che i ciechi vedono perché anche oggi vediamo accadere gli stessi miracoli: chi non conosce Gesù è nel buio e brancola senza sapere la direzione. Noi sappiamo la meta». Poi gli ho detto che per conoscere Gesù occorrono degli amici, e gli ho proposto di essere mio amico, dal momento che mi ha detto che fa fatica a essere coinvolto dagli altri studenti. Durante lo spettacolo gli ho fatto la cronaca di quello che vedevo e capivo, poi siamo usciti a cena: era molto felice. L’ho accompagnato al suo dormitorio e gli ho fatto toccare le statue del presepe una a una. Sul presepe c’era una scritta che gli ho letto non senza commozione: «Nelle tenebre è brillata la vera luce: Gesù Cristo». Senza sapere che Cristo è la Luce che illumina la nostra vita, siamo tutti come ciechi, o anche peggio. Sono certo che Giuseppe sia «un altro dono di Dio» alla nostra vita.

Ti abbraccio,
Paolo

Nella foto: un momento di balli nella parrocchia di san Francesco Saverio a Taipei. Da destra, don Paolo Cumin e don Paolo Costa, in missione nella capitale di Taiwan insieme a don Emmanuele Silanos.

17 luglio 2009 | Categorie Articoli Recenti | Commenti disabilitati 

da Ubaldo Orlandelli – Novosibirsk (Siberia)

5 febbraio 2006

Carissimi amici,

alla santa Messa che ho celebrato un paio di settimane fa era presente una ragazza che era stata mia segretaria dieci anni prima. La donna si era poi sposata con un uomo giapponese che avevo battezzato. Oggi hanno due figli e nessun problema ad averne altri. Dopo la messa mi dice che vuole adottare un bambino e che aveva questo desiderio anche prima di sposarsi. Anzi, questo desiderio era sorto in lei proprio mentre lavorava con me alla Caritas, dove, ai tempi, stavamo costruendo la casa di accoglienza per bambini orfani. Quel desiderio era andato crescendo di pari passo con l’amore a Cristo, un amore che aveva per lei il volto del marito e delle due figlie. La decisione dell’adozione è stata presa insieme a tutta la famiglia per accrescere ulteriormente questo amore per il Signore.

L’altra storia che vorrei raccontarvi riguarda un carcerato in prigione da più o meno nove anni, condannato per duplice omicidio. Ivan [nome di fantasia] mi aveva conosciuto moltissimi anni fa attraverso lo zio, in modo casuale. E proprio per caso io sono capitato in quel carcere. L’uomo, venutolo a sapere, mi ha voluto incontrare. Oggi Ivan conosce benissimo la Bibbia, che in questi anni si è studiato quasi a memoria, il Catechismo della Chiesa cattolica, alcuni libri del movimento di Comunione e Liberazione e di don Giussani. Nell’ultimo periodo stiamo leggendo insieme Il senso religioso. Nell’ultimo incontro mi ha rinnovato il suo desiderio di volersi consacrare totalmente a Dio nel sacerdozio. Su questo sta già riflettendo da parecchio tempo. Ivan ha inoltre aggiunto queste parole: “Se non posso fare il sacerdote per i miei sbagli passati, voglio comunque che la mia vita sia utile, ed è utile solo se è donata a Dio, come Lui mi indicherà, attraverso di te”.

Vi ho raccontato di due persone che mi conoscevano da circa dieci anni, una direttamente, l’altra indirettamente. Queste persone sono l’itinerario colmo di speranza della presenza di Dio nel tempo.

Un abbraccio,

don Ubaldo

16 luglio 2009 | Categorie Articoli Recenti | Commenti disabilitati 

da don Gabriele Azzalin – Novosibirsk (Siberia)

4 febbraio 2006

Carissimo don Massimo,
qui nei villaggi della steppa siberiana è semplice vedere cosa voglia dire che Dio si è mosso per raggiungerci, che si è fatto uomo. La scorsa settimana Francesco ed io siamo andati in sei villaggi diversi. A Bjeloje, dopo la messa, ci siamo fermati a parlare con Baba Palina nella sua casa. L’anziana donna è nata in una famiglia di tedeschi del Volga, deportati da Stalin negli anni Trenta in Siberia. Palina si ricorda bene la notte in cui la polizia segreta del dittatore è arrivata in casa e ha arrestato suo padre. Da quel giorno non lo avrebbe più visto. La fede cattolica le è stata trasmessa dalla madre, che le ha insegnato a pregare in tedesco. Ancora oggi, Palina recita il rosario e le altre preghiere in questa lingua. Dalla madre aveva ricevuto la certezza che un giorno o l’altro un sacerdote sarebbe ritornato nel villaggio. E così è stato con don Francesco.
Mentre le parlavamo, sembrava che in nessun modo Palina volesse guardare verso la macchina fotografica per fare una foto insieme. Quando uno degli ospiti glielo ha fatto notare, lei ha risposto: “Certo che non guardo chi fa la foto, perché io guardo là“. E ha indicato il Gesù Bambino che io e Francesco ci portiamo dietro ad ogni viaggio. Dobbiamo fare come lei e imparare a guardare Gesù.
Tornando al villaggio di Polovinnoe ci siamo fermati lungo la strada in un luogo buio, perché Francesco ha detto che valeva la pena rinfrescarsi per vedere le stelle. Il cielo era limpido ed enorme. Rivolti verso la Croce del Nord, che sembra voglia abbracciare tutto e tutti, abbiamo recitato l’Angelus. Stando con Francesco si impara a guardare, ascoltare e ad essere umili nel riconoscere la propria pochezza amata dall’immenso amore di Dio.
Ciao,
don Gabriele

16 luglio 2009 | Categorie Articoli Recenti | Commenti disabilitati 

  • Categorie

    alverca anno sacerdotale asuncion bologna camisasca carron casa di formazione Cazzullo ciol cologne colonia denver fuenlabrada giovanni paolo giussani jerusalem julian carron lettere madonna meeting mexico city missionarie montreal moscow nagle nairobi novosibirsk pasqua pezzi prague quaresima resurrezione roma roma boccea roma magliana roma navicella san paolo santiago del cile spirito santo taipei trento vacanza vienna washington wien

    WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.

  • Articoli recenti

    • Dal TG Meeting
    • Cento case, cento madri…
    • “Crescendo” a scuola
    • Al Meeting 2010
    • «I miei padri, oggi, sono i miei amici»

Copyright © 2010 Fraternità San Carlo · melaò design · seed · Collegati