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Al servizio del mistero di Cristo

_MG_0504Il 25 marzo prossimo sarà un giorno speciale per le Missionarie di san Carlo Borromeo. Ester e Mariagrazia, infatti, emetterano i voti semplici, prima tappa verso i voti definitivi che solitamente avvengono dopo tre anni. Prima di loro, già avevano preso gli stessi voti Rachele (due anni fa) ed Elena (l’anno scorso). «I voti di Ester e Mariagrazia sono per noi una conferma del cammino che abbiamo intrapreso», spiega Rachele. E ancora: «Essere in quattro è diverso che essere in due. Certo, siamo un piccolo gruppo che però ha preso sul serio la strada indicata da Dio. Di anno in anno maturiamo insieme e i voti di due di noi sono un segno visibile della strada che stiamo percorrendo, segno anche di una stabilità maggiore».
Il 25 marzo è il giorno dell’Annunciazione: una festa che le missionarie sentono come la propria festa. Il «sì» di Maria all’annuncio dell’Angelo è il fondamento della disponibilità che le missionarie danno a Dio in questo giorno importante.
Il 25 marzo è anche il giorno nel quale l’inizio dell’avventura delle missionarie è stato sancito ufficialmente da una firma, quella che il vescovo di Porto-Santa Rufina, monsignor Gino Reali, ha posto nel 2007 sul decreto che le riconosce come Associazione di fedeli: «Affido le Missionarie di san Carlo Borromeo alla speciale protezione della Vergine dell’Annunciazione, chiedendo per loro il dono di riconoscere e servire il mistero dell’Incarnazione del Signore, mentre invoco su di loro la pienezza della Benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», scrisse monsignor Reali.
Monsignor Reali parla di «servire il mistero dell’Incarnazione» e, in effetti, la vita delle missionarie è un servizio. Servizio a Dio e al suo popolo attraverso la vita in comune e la missione. Oggi le missionarie abitano nel quartiere della Magliana, vicino alla parrocchia che la diocesi ha affidato ai sacerdoti della San Carlo. «La vita – spiega Rachele – si svolge in casa e nel quartiere. Fino a quest’anno Ester e Mariagrazia dedicavano gran parte del loro tempo allo studio. Con i voti semplici si dedicheranno insieme a me e ad Elena maggiormente alla missione, anche se lo studio continuerà ad avere una parte importante nella vita di tutti i giorni».
La missione nel quartiere significa tante cose: il catechismo in parrocchia ai bambini e agli adolescenti. Il coro parrocchiale formato da una trentina tra ragazzi del liceo e adulti. Curato da Mariagrazia, il coro canta durante le messe, anche in polifonia, e riesce a sostenere anche la liturgia dei tempi forti. Poi la visita agli ammalati: avviene solitamente una volta a settimana. Le missionarie entrano nelle loro case, pregano e parlano con loro. Capita, anche, che accompagnino alcuni di questi ammalati alla morte. Visitare coloro che soffrono fisicamente è anche un’occasione per allacciare rapporti con le rispettive famiglie, rapporti che poi continuano nel tempo. In parrocchia i sacerdoti tengono anche un corso per fidanzati: quest’anno sono quaranta le coppie che lo frequentano. Al corso partecipa anche una missionaria che accompagna le coppie nel loro percorso. Infine il dopo scuola per i bambini delle medie curato da Elena: un’opera alla quale le missionarie vogliono dare maggiore peso nel corso dei prossimi mesi.
Sono trascorsi soltanto tre anni dal riconoscimento delle missionarie da parte della Chiesa. Tre anni sono quasi nulla nella bimilleneria storia della Chiesa eppure possono significare tanto. Lo disse bene, in quel 25 marzo 2007, anche don Massimo Camisasca: «Ciò che oggi nasce – disse – è una piccola cosa. D’altra parte così sono i bambini quando vengono alla luce e così sono quasi tutte le opere di Dio: cominciano nel nascondimento, quasi nella furtività, come Gesù a Betlemme. Le Missionarie di san Carlo sono un’opera che io non ho preventivato; nascono dalla vocazione di Rachele Paiusco che, mossa dall’incontro con il carisma di don Giussani e la nostra Fraternità, ha insistentemente riproposto a me e a don Paolo Sottopietra il desiderio di dare vita a una comunità analoga alla nostra, segnata dallo stesso tipo di vocazione e di missione, evidentemente tenendo ben presenti le differenze che esistono tra il sacerdozio ordinato e una comunità di religiose».
Dunque, una comunità legata ai missionari di san Carlo Borromeo e a loro analoga. Una comunità che non ci sarebbe stata senza la Fraternità dei missionari fondata da don Camisasca. Un legame che trova un suo punto d’espressione in quella consegna di se stesse a Cristo nel quale, dicono le missionarie, «troviamo la nostra felicità». E ancora: «La piccola comunità nella quale viviamo è il luogo in cui desideriamo appartenere per sempre a Cristo. Siamo di Cristo perché siamo di questo luogo, di questa comunità. Certo, ogni giorno dobbiamo mendicare la nostra conversione a Cristo. Ogni giorno è per noi un’ascesi e l’occasione per chiedere al Signore di aiutarci affinché il seme del battesimo possa fiorire in una vita nuova. Abbiamo i voti di povertà, verginità e obbedienza ad aiutarci. Sono la nostra strada concreta, il dono perché la nostra conversione si compia».
Ester e Mariagrazia il 25 marzo ricevono anche l’abito: «Quando facciamo i voti semplici prendiamo l’abito. Da quel giorno assumiamo un compito visibile per conto della Chiesa, visibile davanti a tutti. Il nostro abito, infatti, è la forma visibile di questa consegna, di questa appartenenza, di questo impegno e di questo compito».

nella foto: momento di canti

24 marzo 2010 | Categorie Articoli Recenti, Primo piano | Commenti disabilitati 

Missionarie di san Carlo: voti temporanei di Rachele Paiusco

racheleLo scorso 31 marzo, nella Solennità dell’Annunciazione, Rachele Paiusco ha emesso i voti temporanei, nelle mani di don Paolo Sottopietra, superiore generale delle Missionarie di san Carlo, e alla presenza di S.E. mons. Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina.

Pubblichiamo di seguito il messaggio di auguri di don Julián Carrón.

Milano, 30 marzo 2008

Carissima Rachele,
nella solennità dell’Annunciazione in cui pronunci i voti temporanei nelle mani di don Paolo, voglio assicurare la vicinanza mia e di tutto il movimento a te e a tutte le Missionarie di S. Carlo, accompagnandoti nella preghiera affinché il tuo ‘sì’ sia totalmente immedesimato in quello della Madonna e attraverso di esso Cristo porti copiosi frutti di santità, cioè di umanità vera, nella vita tua e delle tue compagne.
Julián


scarica in pdf l’augurio di mons. Paolo Pezzi, arcivescovo della Madre di Dio a Mosca

16 luglio 2009 | Categorie Primo piano | Commenti disabilitati 

Missionarie di san Carlo

L’inizio della nuova avventura è stato sancito da una firma: quella che il vescovo di Porto-Santa Rufina, mons. Gino Reali, ha posto domenica 25 marzo sul decreto che riconosce le Missionarie di san Carlo Borromeo come Associazione di fedeli. E dal telegramma di don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Cl: «Carissime amiche – si legge –, mi unisco a voi nella preghiera, nella speranza che l’inizio di questa nuova realtà rappresenti un contributo ulteriore per approfondire il carisma di don Giussani nella vita di tutto il movimento». Una messa, celebrata alla presenza di alcuni amici e parenti nella cappella della casa di formazione della Fraternità, in via Boccea a Roma, e una piccola festa hanno dato avvio al cammino ufficiale della nuova comunità. Per ora essa è composta da sei ragazze: Rachele, Esmeralda, Elena, Mariagrazia, Anna e Ester. Il fatto che questa piccola realtà sia stata accolta nella Chiesa il giorno seguente l’udienza concessa da Papa Benedetto XVI in piazza san Pietro al movimento di Cl non è un caso. La vicinanza temporale tra i due avvenimenti è segno dell’unità che lega la Fraternità san Carlo al carisma di don Giussani e che, d’ora in poi, abbraccia anche le Missionarie di san Carlo. Il 25 marzo, per la neonata Associazione, ha anche un altro significato: la Chiesa festeggia la solennità della Annunciazione a Maria. È il giorno in cui si ricorda il «sì» che la Vergine disse all’Angelo più di 2.000 anni fa. Ed è questo «sì» alla volontà di Dio – pronunciato davanti al vescovo, agli amici e ai familiari – che esse vogliono vivere assieme attraverso la vita in comune e la missione. D’altra parte proprio il papa, durante l’udienza del 24 marzo, ha affermato che il movimento di Cl può contribuire ad edificare la Chiesa «con una spontaneità e una libertà che permettono nuove e profetiche realizzazioni apostoliche e missionarie». Alla lettura del telegramma di Carrón è seguito il saluto di don Massimo Camisasca che in breve ha ripercorso la storia di questa nuova comunità assieme a don Paolo Sottopietra che ne sarà il superiore generale per i prossimi sei anni. «Le Missionarie di san Carlo – ha spiegato – sono un’opera che io non ho preventivato, ma nascono dall’insistenza di Rachele Paiusco di dare vita a una comunità analoga alla nostra, segnata dallo stesso tipo di vocazione e di missione ». Ed è stato proprio questo desiderio, riproposto con forza nel tempo, a convincere il superiore della Fraternità san Carlo: «Non potevo più resistere allo Spirito di Dio – ha aggiunto – ma dovevo accettare questa piccola comunità come qualcosa a cui dovevo dedicare una parte delle mie energie». Mons. Reali, riprendendo nella sua omelia la recente Esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis, si è soffermato in particolare sul significato dell’Eucarestia. «Questa esperienza – ha affermato – comincia con la celebrazione dell’Eucarestia. Dall’Eucarestia, la vocazione trae la forza, il conforto e la spinta per essere, anche nel nostro tempo, segno dell’amore gratuito e fecondo che Dio ha verso l’umanità». A nome delle sei ragazze ha parlato Rachele Paiusco. «In questo momento – ha affermato – siamo piene di gratitudine per il privilegio che il Signore ci ha donato con la sua chiamata. Egli desidera che viviamo vicine a lui e con lui siamo compagnia agli uomini: per questo gli doniamo le nostre vite». Poi il suo pensiero è andato alla Fraternità san Carlo «in cui abbiamo visto gli ideali che vogliamo vivere»; a don Massimo e don Paolo Sottopietra, «la cui paternità e amore saranno per sempre alla radice della nostra strada che oggi comincia di fronte alla Chiesa». Poi il grazie «ai genitori e a tutti gli amici per il dono della fede e dell’incontro con il movimento di Cl, a cui siamo grate di appartenere e che vogliamo servire». Infine, il saluto più affettuoso a don Giussani «cui affidiamo oggi questo nostro impegno, perché ci accompagni dal Cielo».

Decreto di S.E. Mons. Gino Reali

telegramma di don Julián Carrón

il saluto di don Massimo Camisasca

il saluto di Rachele Paiusco

Il nostro volto (ciò che desideriamo essere)

A brief profile

El nuestro rostro

scrivi: missionariesancarlo@gmail.com

16 luglio 2009 | Categorie Articoli Recenti | Commenti disabilitati 

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