da Luca Brancolini – Montreal (Canada)
Luglio 2006
Cari amici,
un paio di eventi di questi ultimi giorni mi pare diano un’idea della nostra avventura canadese.
Il primo. Una signora chiede di parlarmi per il battesimo del figlio, dove c’è un problema: il padrino non sarà in grado di portare per tempo il certificato di cresima, perché la sua parrocchia di battesimo è stata unita ad altre, il prete che firma i documenti passa una volta al mese quando va bene, ecc. La segretaria a cui aveva spiegato il problema le ha dato la risposta standard (si accetta una dichiarazione giurata dei genitori), solo che il padrino ha 75 anni e l’unico modo di contattare i genitori è mediante una seduta spiritica. Allora arriva da me, con una lettera del tizio e una lettera del suo parroco, che giura che questo va a Messa tutti i giorni ed è certamente stato cresimato. Di fronte a queste lettere e alla faccia della signora, tutta preoccupata che non fosse abbastanza, io scoppio a ridere, la abbraccio, le spiego le ragioni che stanno dietro la richiesta del certificato e alla fine le dico che va bene così, le accettiamo il suo padrino. Dopo quindici minuti mi ritorna in ufficio, mi racconta la sua vita: di famiglia atea, mai battezzata, mai andata in chiesa, è rimasta così colpita dall’accoglienza ricevuta che chiede il Battesimo anche per sé, quindi a settembre comincerà la catechesi.
Il primo. Una signora chiede di parlarmi per il battesimo del figlio, dove c’è un problema: il padrino non sarà in grado di portare per tempo il certificato di cresima, perché la sua parrocchia di battesimo è stata unita ad altre, il prete che firma i documenti passa una volta al mese quando va bene, ecc. La segretaria a cui aveva spiegato il problema le ha dato la risposta standard (si accetta una dichiarazione giurata dei genitori), solo che il padrino ha 75 anni e l’unico modo di contattare i genitori è mediante una seduta spiritica. Allora arriva da me, con una lettera del tizio e una lettera del suo parroco, che giura che questo va a Messa tutti i giorni ed è certamente stato cresimato. Di fronte a queste lettere e alla faccia della signora, tutta preoccupata che non fosse abbastanza, io scoppio a ridere, la abbraccio, le spiego le ragioni che stanno dietro la richiesta del certificato e alla fine le dico che va bene così, le accettiamo il suo padrino. Dopo quindici minuti mi ritorna in ufficio, mi racconta la sua vita: di famiglia atea, mai battezzata, mai andata in chiesa, è rimasta così colpita dall’accoglienza ricevuta che chiede il Battesimo anche per sé, quindi a settembre comincerà la catechesi.
Secondo episodio. Questa sera la passerò con una coppia, con la seguente storia: lei è la tipica quebecchese (mai andata in Chiesa, che anzi è stata educata ad odiare), lui tipico giovane di origine italiana (per i quali la religione è quella cosa noiosa dei nonni, fatta di malocchio e sale gettato alle spalle, vagamente inquietante, certamente ridicola). Convivono per un paio d’anni, poi decidono di sposarsi civilmente. Hanno un bambino. A settembre muore il papà di lui (me lo ricordo: il mio primo funerale a Montreal) e rimangono entrambi molto colpiti dall’accoglienza e dalle cose dette nel dialogo prima del funerale, poi alla veglia e al funerale. Decidono di venire a Messa qualche volta, poi di far battezzare il figlio. Sono molto contenti dell’introduzione al Battesimo fatta da Jacques, come della mia predica al Battesimo. Alla fine, stasera vengono perché hanno deciso di sposarsi in Chiesa.
Due storie diverse, come tutte le storie personali, eppure con un tratto in comune: la certezza della bontà paterna del Buon Dio, che ci si mostra innanzitutto nella vita della nostra casa (”si vede che siete contenti”, dice una di loro “e che vi volete bene”, aggiunge l’altro), ci permette di accompagnare la gente a guardare con verità anche ai momenti drammatici della loro vita (”che bella predica”, mi dice una signora al termine di un funerale, involontariamente citando san Pietro, “ci ha dato ragioni di sperare”).
don Luca Brancolini







