Il Papa, i poveri e i ragazzi de Il Centro
Alcuni sono riusciti a stringergli la mano, altri gli hanno detto due parole. Uno solo è riuscito a consegnargli un regalo: il calendario della “barca di Pietro”, il gruppo di ragazzi delle scuole medie che si incontrano in quel luogo tutte le settimane insieme a due seminaristi della Fraternità san Carlo, Accursio Ciaccio e Paolo Di Gennaro. Tutti però sono rimasti entusiasti. Contenti di essere riusciti a vedere papa Benedetto XVI così da vicino, lì nel campetto di calcio a 5 di colle Oppio, in uno dei luoghi che loro frequentano più spesso. Lì presso la sede de “il Centro”, l’associazione giovanile di cui è responsabile un sacerdote della Fraternità san Carlo, don Sergio Ghio. Sull’Esquilino, dove questi ragazzi si ritrovano per studiare, per eventi culturali o per giocare a pallone. A due passi dalla mensa della Caritas diocesana di Roma che il pontefice ha intitolato a Giovanni Paolo II. Benedetto XVI ha visitato la mensa, ha incontrato le persone che ci lavorano e la gente che la frequenta, visitato il presepe allestito dagli ospiti e dai volontari. Poi ha benedetto la lapide che ricorda la prima visita alla mensa compiuta nel 1992 dal suo Predecessore.
Accompagnato dal “Te Deum” in tedesco cantato dai ragazzi del coro della “Navicella”, che ha abbracciato alla fine dell’incontro, il pontefice è salito sul palco all’aperto dove ha incontrato la comunità. Con il santo Padre c’erano il cardinale Camillo Ruini e il vescovo ausiliare per il settore centro, mons. Ernesto Manara. Dopo aver ascoltato gli interventi di mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas diocesana, di alcuni volontari ed ospiti della struttura, il Papa ha parlato della mensa e del suo significato. «Questa mensa – ha detto il pontefice – è un po’ il simbolo di tutta Roma. In questo luogo è possibile trovare la presenza di Cristo nel fratello che ci dà da mangiare. Soltanto aderendo al messaggio di amore che ci comunica il Natale di Cristo è possibile sentire la profondità della gioia, quella vera».
La stessa gioia che ha sentito Roberto, un adulto di circa 40 anni, che ha parlato in rappresentanza di tutti gli ospiti della struttura. «In questo luogo, Santità – ha detto Roberto – non ho trovato solo un pasto caldo, ma la famiglia che ho perso». La giornata si è conclusa con la benedizione del pontefice e il bis del “Te Deum” in tedesco, uno dei preferiti dal pontefice.
E, improvvisamente, il campetto gremito di gente si svuota. Ma solo per pochi minuti: fuori dal cancello in ferro ci sono gli ospiti ordinari di quel luogo. Coloro i quali, ogni giorno alle 12 in punto, varcano il portone d’ingresso e percorrono quel tratto di discesa, tessera alla mano, per consumare il proprio pasto.







