Ascoltare lo Spirito
Lo Spirito Santo, questo sconosciuto. È il titolo di un libro pubblicato in Francia negli anni Cinquanta. E in effetti non aveva tutti i torti. Del Padre ogni cristiano saprebbe raccontare qualcosa. Del Figlio pure. Ma dello Spirito Santo? Qualcuno direbbe che è fuoco, qualcun altro che è una colomba. Ma alla fine varrebbe per molti cristiani la situazione descritta nel capitolo 19 degli Atti degli Apostoli: «Avete ricevuto lo Spirito Santo?». «A dire il vero, non abbiamo mai sentito parlare dello Spirito Santo».
In realtà non dobbiamo parlare dello Spirito Santo, perché è Lui che parla. Noi dobbiamo solo ascoltarlo. E così cominciamo a capire chi sia. Egli è colui che ci parla del Padre e del Figlio, che ce li fa incontrare, che li rende vicini, che li fa amare. Non è un’altra cosa dal Padre e dal Figlio, è loro in quanto si rendono presenti alla nostra vita, contemporanei.
Lo Spirito Santo attrae i cuori di chi crede e di chi non crede. Insegna le strade per raggiungere la verità e il bene. Dà dei suggerimenti, dei segni, di cui la persona prenderà consapevolezza, se la prenderà, solo molto più avanti. Lo Spirito non obbliga. Suggerisce. L’ha detto Gesù: «vi suggerirà ogni cosa» (cfr. Gv 14,26).
L’esperienza dell’incontro è forse quella più chiarificatrice di tutte.
I suggerimenti dello Spirito sono generalmente il fascino degli incontri. Essi sono come un filo che si dipana molto lentamente, ma poi formano una trama. Lo Spirito normalmente agisce attraverso dei segni: cose, persone, parole, avvenimenti. È la logica sacramentale della vita, che costituisce l’ossatura del Cristianesimo.







